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la morte di don Fornasini da

La Stella Rossa di Monte Sole - Giampietro Lippi

Ed. Ponte Nuovo – Aprile 1989

 

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Cap. X
SUBITO DOPO, O QUASI

I. LE MENZOGNE NAZI-FASCISTE SULLO STERMINIO DI CAPRARA SOPRA PANICO

L'azione del segretario comunale di Marzabotto

Agostino Grava, il segretario comunale di Marzabotto, era un fascista, non c'era alcun dubbio, anche perché, se non fosse stato tale, non sarebbe stato nemmeno segretario comunale. Non poteva, tuttavia, chiudere sempre gli occhi e far finta di nulla.

Anche nel recente passato aveva avuto contrasti con Lorenzo Mingardi, ma per cose che non rassomigliavano nemmeno lontanamente agli avvenimenti che si susseguivano in quei giorni; i "camerati" tede­schi stavano esagerando: le Colulle bruciavano, i pen­nacchi di fumo si vedevano anche da Marzabotto; erano in fiamme le case dei poderi di Sperticano, di S. Martino, di Casaglia, di Pioppe; si sussurrava di fucilazioni in massa, di donne, di bambini, di perso­ne anziane; si parlava di seicento persone trucidate. Era troppo, bisognava fare qualcosa, non si poteva e non si doveva restare indifferenti di fronte ad un tale massacro.

Pensò di recarsi dal capo della Provincia, Dino Fantozzi, il quale lo ricevette il 2 ottobre, o forse l'uno. il segretario comunale di Marzabotto, pian­gendo, gli narrò quanto sapeva. Non fu creduto e venne congedato con scetticismo.

Dino Fantozzi ricordava in un memoriale del 20 marzo 1946:

Nelle prime ore del giorno 1 o 2 ottobre 1944 mi si presentò il segretario del comune di Marzabotto, signor Grava, il quale piangendo iniziò il suo discor­so dicendomi: "Eccellenza, li hanno uccisi tutti, donne, uomini, ragazzi, vecchi"... Il Grava mi ag­giunse che i morti erano seicento... (182).

Nel frattempo, Radio Londra rese nota, con do­vizia di particolari, l'efferata strage nazista; Mussoli­ni richiese informazioni al capo della Provincia di Bologna. I profughi, inoltre, incominciarono a giun­gere a Bologna ed i feriti furono ricoverati negli o­spedali S. Luigi e di via Barberia.

Dino Fantozzi si ricordò del segretario comunale di Marzabotto e lo fece prelevare da due "repubbli­chini" armati, che lo portarono alla sua presenza, il 6 o il 7 ottobre. Agostino Grava, in un rapporto in­viato, subito dopo la Liberazione, al Ministro dell'In­terno, ricordava:

Il Capo della Provincia Fantozzi ebbe l'ordine da Brescia di appurare quanto vi era di vero nelle voci di radio Londra. Si ricordò di quanto avevo narrato io e mi mandò a cercare a mezzo di due repubblicani. Non aveva creduto alle mie lacrime, al mio pianto, perché avevo pianto narrando con orribili particolari le stragi della popolazione di cinque frazioni di Mar­zabotto, e mi mandò a cercare di notte con i repubbli­cani armati di mitra. Alla sua presenza mi impose di mettere per iscritto quanto avevo a lui narrato pochi giorni prima, perché, aggiungeva, a seguito di comu­nicazioni di radio Londra, il Duce voleva sapere co­me stavano realmente le cose. Promisi che il giorno dopo avrei steso il mio rapporto e sarei ritornato a consegnarlo. Il giorno dopo, mi presentai e consegnai il rapporto al vice Prefetto De Vita, il quale non vol­le credere, tanto erano gravi le deposizioni (183).

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Il capo della provincia informò il Ministero dell'In­terno, il capo della Polizia, il Commissario straordina­rio del Governo per l'Emilia e la Romagna ed il segre­tario del partito fascista. Egli si recò inoltre dal co­mandante tedesco della piazza con il duplice scopo di chiedere informazioni e di protestare. Il comandante tedesco rispose che non sapeva nulla e che, comun­que, le località interessate si trovavano in zona opera­tiva, fuori dalla sua competenza. il 9 ottobre, Dino Fantozzi inviò un rapporto informativo a Mussolini.

Il commissario straordinario del governo per l'Emi­lia e la Romagna, Armando Rocchi, a sua volta contattò telefonicamente il colonnello delle SS. Eu­genio Dolmann, luogotenente del generale Wolf. Dolmann si precipitò da Rocchi, il quale gli chiese di accompagnarlo sui luoghi della "strage". Il tede­sco rispose che i civili non potevano raggiungere le zone operative, che egli stesso avrebbe indagato sul­la questione con una ispezione sul posto, che gli a­vrebbe riferito entro 24 ore. Il giorno dopo, il colon­nello Dolmann:

... mi riferì che nella zona di Marzabotto alcuni reparti tedeschi erano stati attaccati di sorpresa da reparti partigiani annidati nelle case e che detti re­parti, per ragioni di difesa, furono costretti a rispon­dere con le armi, cannoneggiando case che, crollan­do, avevano travolto attaccanti e abitanti: quindi, secondo lui, normali azioni di difesa. Ammise che vi erano stati degli eccessi, ma disse che erano stati im­partiti ordini perché il fatto non si ripetesse. Mi dis­se che le vittime erano circa trecento. In ogni caso il Dolmann non volle assolutamente consentire che io mi recassi sul posto per le contestazioni, e questo fatto mi insospettì (184).

Le acque, evidentemente, erano state mosse: il giorno 10 ottobre, una delegazione tedesca si presen­tò al capo della Provincia. La delegazione era costitui­ta dal generale Werchien, dal colonnello delle SS Eu­genio Dolmann, dal console generale tedesco a Mila­no Von Halsen, dal funzionario dell'ambasciata tede­sca dott. Sacht. Li accompagnava anche il prefetto Testa.

Fantozzi incominciò ad esporre tutti gli eccessi e gli abusi commessi dalle truppe tedesche. La delega­zione assicurò che erano stati impartiti ordini tassati­vi perché fatti simili non avessero più a verificarsi. Per quanto concerneva i fatti di Marzabotto, la dele­gazione avrebbe riferito dopo lo svolgimento di una inchiesta. Comunque sarebbero stati avvicendati i reparti operativi in quella zona. Alcuni giorni dopo, il dott. Sacht comunicò al capo della Provincia che:

... dalla inchiesta ordinata era risultato che le notizie fornitemi non corrispondevano alla realtà, nono­stante che fosse vero che nella zona di Marzabotto a­vessero trovato la morte alcune donne e dei ragazzi... (185)

In sostanza, durante l'incontro del 10 ottobre nel­l'ufficio del capo della provincia di Bologna, i fascisti bolognesi ed i tedeschi decisero di chiudere gli occhi sullo sterminio dell'arcipelago di Caprara. Non era successo niente e, nel migliore dei mondi possibili, tutto andava nel migliore dei modi, anche se i profu­ghi, con i loro stracci, la loro fame, le loro lacrime, le loro ferite, con il loro dignitoso silenzio, dimostrava­no il contrario; anche se il vile sterminio del popolo di Caprara sopra Panico era stato meticolosamente registrato sull’”Ic-Tagesmeldung del 2.10.1944/AOK 14a Armee.

Dino Fantozzi potè rassicurare Mussolini, il quale non aspettava altro:

Il Capo della Provincia

di Bologna                       Bologna, 10 ottobre 1944/XXII

n. 8 S.P.

Duce,

faccio seguito alla mia lettera n. 43 S.P. di ieri per informarVi — circa il punto n. 1 della lettera stessa ("Fatti di Marzabotto'') — che in un colloquio avuto questa mattina con Barone Von Halem, Console Ge­nerale della Germania con sede in Milano, egli mi ha precisato che da una inchiesta da lui svolta è risultato che effettivamente in quella zona sono venute delle azioni repressive contro elementi ribelli costituenti una "brigata rossa" comandata dal "Lupo".

In questa azione risulterebbero uccisi circa 700 fuori legge, ivi compreso il comandante della brigata.

Il Console Generale stesso non esclude che duran­te queste azioni possano essere stati uccisi anche degli abitanti, compresa qualche donna, in quanto molti ca­solari sparsi nella campagna erano stati trasformati dai banditi in veri e propri fortilizi. Però viene escluso che siano state effettuate rappresaglie contro gli abi­tanti, per cui è da ritenersi che le dichiarazioni fatte­mi dal Segretario Comunale di Marzabotto siano esa­gerate.

A questo riguardo ho immediatamente inviato sul posto il Questore con l'incarico di appurare i fatti e di fermare il Segretario Comunale il quale dovrà farmi ampia relazione scritta su quanto riferitomi in prece­denza.

Mi riservo quindi di far seguito al più presto possi­bile.

IL CAPO DELLA PROVINCIA

D. Fantozzi) (186).