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Il Capo della Provincia Dino Fantozzi

 

 

         
la foto tessera di Dino Fantozzi è conservata nell'archivio del Giornale d'Italia, presso la Biblioteca comunale G. C. Croce di San Giovanni in Persiceto.    Notizia dell'arresto di Fantozzi sul Giornale dell'Emilia (testata che aveva sostituito il Resto del Carlino subito dopo la liberazione)    Notizia del trasferimento di Fantozzi a Bologna, dopo l'arresto avvenuto poco prima a Milano    Notizia della condanna di Fantozzi a 10 anni di carcere.

Nota: Le copie del Giornale dell'Emilia si possono consultare anche presso l'Istituto Parri a Bologna. Cliccando sull'immagine si apre una finestra con l'immagine parzialmente ingrandita. Nell'angolo in alto a destra della finestra c'è un pulsante che consente di ingrandire ulteriormente l'immagine. L'ulteriore ingrandimento è utile specialmente per gli articoli, in modo da rendere il testo leggibile.

 

Dino Fantozzi, capo della Provincia di Bologna nel 1944, ricevette un rapporto sulla strage dal Segretario Comunale di Marzabotto quando la strage era ancora in corso. Però non diede credito al racconto. Solo quando Radio Londra diede la notizia qualche giorno dopo egli ricevette l'ordine da Brescia di indagare su quelle voci ed il Fantozzi fece prelevare il Segretario Comunale dai Repubblichini per interrogarlo.

Nella lettera del 10 Ottobre a Mussolini, lettera conservata presso il Centro di Documentazione di Marzabotto, di cui l'Istituto Parri di Bologna ha gentilmente concesso la pubblicazione sui questo sito, il Fantozzi, che aveva appena concluso una riunione con i tedeschi ed i gerarchi italiani nella quale si era deciso come smentire la verità dei fatti, promette una severa azione disciplinare contro il Sergretario Comunale che ha osato fare dichiarazioni "esagerate"

 

 

Lettera di Dino Fantozzi al Duce, datata 10 Ottobre 1944 - cliccare sulla lettera per vedere il pdf

 

 

Chi era Dino Fantozzi

Dino Fantozzi, prefetto a Bologna dal Gennaio 1944 all’Aprile 1945 fu coinvolto nell’occultamento del massacro di Monte Sole. La sua figura appare complessivamente quella di un fascista convinto, e ambizioso. Da quanto si sa non era un sanguinario. Nella gestione del caso Marzabotto ne esce però come una figura priva di moralità, e capace di accettare qualsiasi nefandezza pur di salvare la faccia del fascismo.

Ma cerchiamo di vedere più da vicino chi fosse Dino Fantozzi.

Dalla scheda "Personaggi" dell'Archivio redazionale de "Il Giornale d'Italia", conservata alla biblioteca G. C. Croce di San Giovanni in Persiceto. Dalle date si può dedurre che la scheda sia stata redatta fra Aprile 1940 e Gennaio 1941, quando Fantozzi era segretario federale a Reggio Emilia.

 

SQUADRISTA FANTOZZI Comm. DINO fu Franco - nato a Pescia (prov. di Pistoia) il 20/4/1899 - abitante a Firenze, Via Leonardo Fibonacci 11

 

POSIZIONE POLITICA

Fascista dal 10 Novembre 1920. Comandante della Squadra d'Azione "DANTE ROSSI" del Fascio Fiorentino di Combattimento (la 3^ costituitasi a Firenze a soli pochi gior­ni di distanza dalla fondazione delle Squadre "Disperata" e "Giglio Rosso"). Squadrista - Sciarpa Littorio - Ha partecipato a quasi tutte le azioni squadristiche della Toscana nel periodo ante-Marcia. Ha parte­cipato materialmente alla Marcia su Roma al comando della Squa­dra "DANTE ROSSI" di Firenze.

 

Ha subito processi e sofferto nove mesi di carcere per la Causa Fascista. Dal Dicembre 1920 al febbraio 1921 fu Vice Segretario del Fascio di Pescia. Dal 1923 al novembre 1924 fu Vice Segretario del Fascio Firentino e Membro del Direttorio federale. Dal marzo 1936 al Maggio 1939 - Fiduciario del Gruppo rionale Fascista "DANTE ROSSI" di Firenze -

Dal maggio al novembre 1939 Vice Segretario del Fascio Fiorentino di Com­battimento. Fu membro della Commissione per l'esame delle doman­de per il rilascio del Brevetto della Marcia su Roma. Dalla data della costituzione fa parte dell'Associazione degli Arditi di Guerra ed è membro del Direttorio. Negli anni 1924-1925 fu Presidente della Commissione federale di discipli­na di Firenze. Quale Fiduciario del Gruppo Rionale Fascista "DANTE ROSSI" di Firenze ideò e portò a compimento la costruzione della Casa Littoria del Gruppo stesso.

Effettuò azioni di polizia rendendo segnalati servizi al Regime ed ottenne nel 1925 l'ELOGIO DEL DUCE, del Direttore Generale della P.S. e la citazione all'ordine del giorno del Comando generale del­la M.V. S. N.

Nominato Commendatore nell'ordine della Corona d'Italia per meriti fasci­sti. Fu Commissario straordinario del Fascio di Empoli (1939). Dal 19 Dicembre 1939 al 4 aprile 1940 Commissario straordinario della. Federazione dei Fasci di Combattimento di Catania.  Dal 6 Aprile 1940/XVIII Segretario della Federazione dei Fasci di Combat­timento,di Reggio Emilia.

 

POSIZIONE MILITARE Esercito :

Ex-combattente della Grande Guerra quale Tenente degli Arditi - Attualmente Capitano di Fanteria - Croce di guerra - Campagna di guerra 1917-18 (e 1919 Albania) -

Milizia :

Seniore della M.V.S.N. dalla Fondazione (1/2/1923) - Attualmente 1° Se­niore - Croce di anzianità della Milizia.

POSIZIONE CIVILE

Ammogliato con due figli –

N.d.r. -Il linguaggio in questa scheda di Dino Fantozzi è del Giornale d'Italia, diretto da Vito Mussolini, fratello del più famoso Benito.

 

 

Approfondimenti

 

Un approfondimento è disponibile a questo link

http://www.istoreco.re.it/public/isto/rs62-63OCRlow1562011152647.pdf

 

Dopo la guerra Fantozzi fuggì a Milano, ma lì fu arrestato. Processato per le sue responsabilità fu condannato a 10 anni di carcere. Non sono riuscito a trovare altre informazioni circa le vicissitudini dell'ex Prefetto dopo la liberazione. Immagino che la pena sia stata condonata, e che egli sia rientrato in una vita privata abbastanza normale. Tutto sommato sono molti gli episodi nei quali Dino Fantozzi si dimostrò abbastanza moderato e "umano".

Ad esempio in Luciano Bergonzini "La Resistenza a Bologna" troviamo il racconto di un episodio legato all'arresto ed alla fucilazione di un gruppo di componenti del Comitato di Liberazione, che erano anche esponenti di spicco della cultura bolognese.

 

« Rapporto sull'arresto dei componenti del Comitato di liberazione nazionale di Bologna e provincia ed esponenti regionali », redatto dal­l'Ufficio politico della GNR in data 7 settembre 1944, alla comunicazione dell'avvenuta fucilazione recante la data 23 settembre 1944.

 

Da Bergonzini:

 

Una nostra accurata indagine ci consente ora di spiegare perchè l'ordine di fucilazione, datato 19 Settembre, non fu immediatamente eseguito e di ricostruire gli avvenimenti che solo sommariamente risultano negli atti dei processi De Vita e Tartarotti che seguirono alla liberazione.

I fatti sono i seguenti. Avuta notizia dell'intenzione da parte fascista di dare immediata esecuzione alla sentenza capitale, il capo della Provincia, Dino Fantozzi, che sugli atti esecutivi aveva poteri formali, dispose per la sospensione e partì, in auto, per Maderno, col proposito di chiedere ed ottenere da Musso­lini almeno l'ordine di sospensione dell'esecuzione. Partì la sera del 20, accompagnato dal maresciallo Tosi e da un autista, e nell'avviarsi fece intendere ai suoi stretti collaboratori di essere consapevole che quella decisione poteva provocare l'irritazione sia di Rocchi sia di Franz Pagliani dai quali si attendeva ogni contromisura volta ad impedirgli di raggiungere Maderno. La preoccupa­zione del capo della Provincia non era infondata: infatti, a poca distanza da Mirandola, l'auto di Fantozzi si trovò improvvisamente di fronte ad un posto di blocco stradale predisposto da un gruppo di fascisti i quali, in due macchine, si erano appostati al fianco dei «cavalli di frisia». Fantozzi si rese immediata­mente conto che non si trattava di una generica misura di controllo o di pre­cauzione, ma che quel « blocco » era stato predisposto per impedirgli di pro­seguire e allora invece -di fermarsi e mostrare i documenti, ordinò di innestare la « terza », di forzare il « blocco » e di andare oltre alla velocità massima. Senonchè i fascisti fecero in tempo a balzare sulla carreggiata e ad aprire il fuoco coi mitra e una raffica ben centrata colpì alla testa il maresciallo Tosi, che era nella parte posteriore, e ferì lievemente anche l'autista. L'auto andò avanti, raggiunse l'ospedale di Mirandola, dove Fantozzi depositò il mare­sciallo in fin di vita e provvide sommariamente per la ferita dell'autista. Poi continuò fino a raggiungere Maderno. È accertato che Mussolini lo ricevette ed accolse la proposta di sospensione dell'esecuzione della sentenza, ma quando Fantozzi, che era immediatamente ripartito, rientrò a Bologna, la fucilazione era appena stata eseguita.

 

In altre occasioni Fantozzi si dimostrò inflessibile, come ad esempio nei confronti dei lavoratori della Calzoni che protestavano per difendere i propri diritti.

 

Ancora da Bergonzini

Tra i lavoratori vi è sempre stato un forte spirito antifascista e anche prima dell'8 settembre 1943 si attuarono, anche in forma organizzata, iniziative di lotta sindacale e politica. [….]  Tali gruppi diedero un contributo determinante nel trasformare il mal­contento contro la guerra, l'occupazione tedesca, le prepotenze nazi-fasciste e le dure condizioni di lavoro e di vita, in movimento di lotta organizzato con ri­vendicazioni sindacali in appoggio al movimento esterno, creando così le basi per la completa adesione degli operai allo sciopero nazionale del primo marzo 1944 proclamato dal « Comitato segreto d'agitazione » del nord avanzando le ri­vendicazioni più sentite dai lavoratori e l'obiettivo di creare difficoltà politiche a fascisti e tedeschi.

Nel corso dello sciopero una delegazione si recò in direzione ottenendo alcuni impegni. Lo sciopero si mantenne compatto anche al sopraggiungere di forze militari capeggiate da un maggiore tedesco, comandante la « piazza » di Bologna. Questi, dopo aver egli stesso sentito la commissione operaia; parlò a tutte le maestranze assumendo impegni per alcune rivendicazioni, minacciando però anche misure di rappresaglia qualora fosse risultato che il movimento aveva carattere politico. Furono assegnati ad operai e impiegati: copertoni per bici­cletta, sapone, supplemento pane per lavori pesanti (dato a tutti); cambio di gestione della mensa, indumenti da lavoro ed altre cose.

Vi fu però anche l'intervento del prefetto repubblichino Fantozzi e del caporione fascista Remondini i quali, non riuscendo ad individuare direttamente gli organizzatori dello sciopero, giunsero alla compilazione di una lista di 50 lavoratori da inviare per rappresaglia in Germania. I collegamenti dell'organiz­zazione ebbero peso determinante per evitare la partenza di quasi tutti i la­voratori iscritti nelle liste. Parecchi di loro andarono a rafforzare il movimento partigiano. Tra di essi alcuni tra i più qualificati dirigenti del movimento. La riuscita dello sciopero aveva così creato nuove possibilità di contatti tra i lavoratori.”

Come si vede Fantozzi non era un sanguinario, ma al tempo stesso decideva l’invio in Germania, come forma di punizione, per Italiani che evidentemente non condividevano il regime fascista.

 

Ho cercato di rintracciare la famiglia di Dino Fantozzi, anche attraverso l'anagrafe del Comune di Bologna, ma non sono riuscito.  Avrei voluto chiedere qualche informazione sulla sua storia personale dopo la scarcerazione.