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Eugen Dollmann Standartenführer SS (colonnello delle SS)

Il Colonnello delle SS Eugen Dolmann accompagna Hitler nella sua visita in Italia Eugen Dolmann nel 1967

 

Nato a Regensburg nell’Agosto 1900, figlio di Paula Schummerer e Stefan Dollmann, si laureò nel 1926 alla Ludwig-Maximilians di Monaco. Dal 1927 al 1930 Dollmann studiò a Roma la storia della famiglia Farnese e la storia dell’arte italiana.

Viveva in Piazza di Spagna, dove lavorava come interprete. Fu così che incontrò Himmler, quando questi venne in Italia in una visita di piacere nel 1933. L’ambasciata tedesca a Roma chiese urgentemente a Dollmann di fare da interprete e cicerone al potente capo delle SS [Gian Paolo Testa in “il compagno e la camicia nera”]. In seguito Himmler lo presentò a Karl Wolff, generale delle SS che dal 1936 era capo dello stato maggiore di Himmler, e successivamente divenne comandante delle SS in Italia.

Dal 1934 Dollmann fu anche corrispondente del principale quotidiano della Baviera. Nel 1937, dopo essere stato interprete di Himmler, ed aver guadagnato la sua fiducia, fu scelto come interprete anche per Hitler e divenne colonnello delle SS. In qualità di uomo di fiducia di Himmler venne assegnato prima a Kesselring, poi allo stato maggiore del Generale Carl Wolff, quando questi comandò le SS in Italia.

Dopo la confusine che si venne a creare fra i tedeschi con la destituzione di Mussoli del 25 Luglio 1943, e la creazione del nuovo governo Badoglio, e fino alla creazione della RSI la posizione di Dollmann divenne molto più importante. Dopo la completa invasione militare dell’Italia del nord da parte dell’esercito germanico egli ebbe un ruolo di primo piano nella gestione dei difficili rapporti che si erano creati.

Luca Canali, nella prefazione del libro di Gian Paolo Testa definisce Dollmann “il colto, raffinato e spregiudicato Eugen Dollmann, colonnello delle SS, interprete di tutte le massime autorità naziste in visita a Roma, affezionato alla famiglia Testa e quasi paternamente al ragazzo Gian Paolo che in uno slancio di patriottismo antimonarchico si arruola nella Decima Flotriglia MAS.

Dopo l’abbandono di Roma nel Giugno del 1944 da parte delle truppe tedesche, a Dollmann fu assegnata una sistemazione a Villa Roncina nei pressi di Reggio Emilia. Nella stessa località si trasferì anche l’ex prefetto di Fiume Temistocle Testa, il quale assunse un ruolo di commissario per i trasporti e gli approvvigionamenti. Evidentemente fra Dollmann e Testa si era creato un sodalizio, per affinità anche di tipo personale, fin dal lavoro che essi svolsero a Roma dopo il 25 Luglio. Era stato proprio in quella occasione che Dollmann aveva protetto l’ex prefetto Testa dalle accuse di cospirazione. La vicinanza fra Dollmann e Testa a Villa Roncina si deduce anche dal racconto del figlio di Temistocle Testa, Gian Paolo: “Il comandante Borghese iniziò a parlare con calma e con il solito impenetrabile tono di voce: - Come sai noi non prendiamo ordini né dai tedeschi né dal Governo della Repubblica Sociale che pure riconosciamo. Ma come puoi immaginare esistono comunque situazioni in cui sono necessari il nostro supporto e la nostra collaborazione al fianco degli uni e degli altri. Ecco, come sai bene a Villa Roncina, presso Reggio Emilia, con l'ausilio di un piccolo numero di soldati, vivono l'ex prefetto Testa e il colonnello delle SS Eugen Dollmann. È necessario un nostro supporto alla loro scorta. Ho destinato a te questo compito. Quindi devi raggiungere Villa Roncina. Puoi partire subito. Al di là delle intenzioni del comandante Borghese, fu certamente Dollmann, sollecitato da mio padre, a richiedere quel “particolare rinforzo”, così da sottrarmi ad altre, e forse più rischiose, missioni. Sta di fatto che, dopo l'incontro con Junio Valerio Borghese raggiunsi Villa Roncina.

 

Eugen Dollmann ufficiale agente segreto tedesco

Per riconfermare lo status particolare del colonnello delle SS Dollmann e dell’ex prefetto di Fiume Testa a Villa Roncina vale la pena di citare ancora un passo dal libro di Gian Paolo Testa dove descrive l’abbandono di Villa Roncina nell’aprile del 1945:

Villa Roncina andava dunque abbandonata e mio padre, il colonnello Dollmann e la loro scorta - tra cui appunto il sottoscritto - nella primavera del 1945 si unirono ai tedeschi in ritirata verso Nord.

Da questo si deduce che Dollmann e Testa avevano la stessa scorta.

A questo proposito mi sembra molto azzeccata la definizione della funzione di Dollmann che viene data nel sito di Wikipedia: “ufficiale agente segreto tedesco” [http://it.wikipedia.org/wiki/Eugen_Dollmann]. E a mio parere l’ex prefetto di Fiume affiancava Dollmann come uomo di fiducia della RSI.

Il 10 Ottobre 1944 Dollmann partecipò alla riunione a Bologna presso il prefetto Fantozzi. Con lui era anche l’ex prefetto di Fiume, sotto la copertura di Commissario per i Trasporti e gli Approvvigionamenti. Si potrebbe ipotizzare che Dollmann avesse un ruolo di interprete, anche se è assolutamente improbabile, perché lui era l’interprete di Hitler, e di certo il suo ruolo in quella riunione non è mai stato chiarito. Allo stesso modo non è mai stato chiarito il ruolo dell’ex Prefetto di Fiume in quella riunione del 10 Ottobre in Prefettura a Bologna per discutere della strage di Marzabotto.

In ogni caso è stato fatto notare da molti come nelle sue memorie “Roma Nazista” Eugen Dollmann non abbia detto una parola sull’eccidio di Monte Sole.

Nel suo racconto, che fu pubblicato nel 1948, e da quanto riporta Gian Paolo Testa fu scritto in casa dell’ex prefetto di Fiume, che lo frequentava come clandestino, in quanto il Dollmann era ricercato. Cito dal racconto di Gian Paolo Testa: “

“[…] proprio in quel periodo, Dollmann aveva iniziato a stendere gli appunti di Roma nazista, il suo primo libro di memorie, che erano poi trascritti a macchina da me e dai miei fratelli. Spesso capitava che venisse a pranzo da noi per poi fermarsi a dettare i suoi ricordi o addirittura a lasciare i fogli che aveva scritto nel suo appartamento di via Archimede. Come pure fui io a fare da tramite tra lui e il revisore del testo finale, Italo Zingarelli. Con il tempo Dollmann acquisì una pericolosa sicurezza che lo portò ad allentare le regole di comportamento che ne garantivano l'anonimato e ad allontanarsi sempre più spesso dal suo buen retiro/nascondiglio. Ciò lo condusse a compiere qualche leggerezza di troppo. Una sera in cui eravamo usciti insieme per andare al Cinema La Fenice, nei pressi di piazza Fiume, durante l'intervallo del film - di cui, chissà perché, ricordo ancora il titolo “Gli amanti del sogno” - fu riconosciuto da un ex dipendente dell'Ambasciata tedesca in Italia e segnalato a due agenti di polizia in servizio, presenti in quel momento in sala. Questi, al termine della proiezione, gli si avvicinarono e lo prelevarono. Probabilmente emozionati dall'importanza dell'arresto che stavano eseguendo, i due agenti si dimenticarono della mia presenza, dandomi così la possibilità di fuggire in strada dalla finestra del bagno.

 

Dollmann nel dopoguerra come agente della CIA

Nel dopoguerra Dolmann passò a lavorare per la Cia. Era infatti stato ingaggiato con l’operazione NEMO che ebbe il suo culmine nel Febbraio 1945 quando venne preso contatto con l’ex prefetto di Fiume Temistocle Testa il quale si rese disponibile a fare da intermediario per sondare la disponibilità di Dollmann a passare con il nemico [Missione “nemo” a cura di Marino Viganò].

Dollmann non ci pensò due volte, per lui infatti la situazione complessiva della guerra e l’epilogo inevitabile erano abbastanza chiari, ed era tempo di pensare alla propria salvezza.

Fu così che Dollmann entrò a far parte di quello schieramento che iniziò a trattare con gli americani.

Dopo la guerra rimase per un certo tempo sotto la protezione del clero e della CIA, ma poi venne scaricato.

E’ interessante ciò che scrive la CIA in un rapporto ormai declassificato e pubblicato al seguente indirizzo:

http://www.archives.gov/iwg/declassified-records/rg-263-cia-records/rg-263-report.html

 

Qui di seguito la traduzione del documento originale in inglese (traduzione di s.muratori)

Aprile, 2001
Analisi storica di 20 cartelle dai rapporti CIA

Dr. Richard Breitman, Professore di storia,
American University, IWG Direttore della ricerca storica

Il “Nazi War Crimes Disclosure Act” del 1998 ha dato inizio ad una ricerca di informazioni negli archivi segreti del governo americano sull’olocausto ed altri crimini di guerra commessi dalla Germania Nazista o dai suoi alleati.

[…..]

Eugen Dollmann:   Un problema ricorrente nei raccoglitori di Eugen Dollmann stava nel capire quanta buona volontà da parte americana si fosse guadagnato Dollmann attraverso la partecipazione ai negoziati segreti con Allen Dulles e Karl Wolff per ottenere la resa delle forze germaniche nell’Italia del nord poco prima della fine della guerra in Europa.

Nato nel 1900, Dollman, educato come archeologo, divenne il rappresentante personale di Himmler press oil governo italiano e press oil Vaticano. Durante la guerra lui operava attraverso l’ambasciata tedesca a Roma.

Nell’Agosto del 1946 Dollmann e l’aiutante precedente di Karl Wolff, Eugen Wenner, fuggirono da un campo per prigionieri di guerra degli alleati. I servizi segreti italiani ed il cardinale Schuster (arcivescovo di Milano, che fu un attivo supporter del regima fascista), pare volessero usare usare entrambi gli uomini, i quali furono nascosti in un ospedale psichiatrico a Milano. Il cardinale Schuster infatti intendeva millantare credito per la resa in Italia senza che l’esercito tedesco mettesse in atto la temuta strategia della “terra bruciata”. Questo racconto era però in disaccordo con la verità, percho Schuster non aveva partecipato alle trattative segrte fra Duelles e Wolff. L’agente James Angleton, della “Central Intelligence Group” (che poi sarebbe diventato la CIA), descrisse queste informazioni come una manovra della destra politica italiana, col supporto del Vaticano, per evitare i sentimenti antiamericani in Italia. I servizi segreti italiani diedero a Wenner e a Dollmann delle false carte d’identità.

Alla fine del 1946, attraverso collegamenti con la polizia italiana, Angleton riuscì segretamente a riavere Dollmann e Wenner nelle mani americane. Sorsero comunque complicazioni quando Dollmann fu indicato come testimone in un processo italiano sul massacro delle Fosse Ardeatine nel Marzo 1943 in rappresaglia per una azione partigiana.

Il Barone Luigi Parrilli, un intermediario italiano nelle trattative fra Duells e Wolff (vedi l’elenco in Zimmer più avanti), sostenne che ai due era stata promessa l’immunità. Angleton ed altri ufficiali americani replicarono che la autorità americane non avevano fatto alcuna promessa, ma siccome i due tedeschi avevano aiutato gli USA, ed in ogni caso Dollmann non ebbe nessuna parte nel massacro delle Fosse Ardeatine, riconsegnarli alle autorità di governo italiane sarebbe servito solo a minare la forza degli alleati in Italia ed avrebbe danneggiato la capacità di spionaggio americano in questo paese. Altri agenti in Italia non avrebbero più creduto negli americani.

Fu così che le autorità americane mandarono i due uomini nella zona americana della Germania a metà del 1947. La speranza era che nonostante gli inconvenienti essi sarebbero stati grati agli USA per la loro fuga, e avrebbero potuto in futuro servire come risorse della CIA. Essi furono avvertiti di non ritornare in Italia, dove avrebbero potuto essere processati per crimini di guerra, e dove la loro cattura avrebbe potuto mettere in imbarazzo le autorità americane. Dollmann e Wenner comunque erano minacciati di essere processati a causa dei procedimenti di denazificazione nella zona americana della Germania, e fra l’altro lì essi non avevano risorse o un lavoro, così decisero di ritornare in Italia. Le autorità militari americane li aiutarono a passare abusivamente il passo del Brennero all’inizio del 1948, e Dollmann iniziò a lavorare come agente per il CIC (Counter Intelligence Corps –US Army) in Italia. Simultaneamente egli iniziò a scrivere ed a vendere le sue memorie, che furono diffuse nella stampa italiana nel 1949.

Già nel 1950 Dollmann, in difficoltà finanziarie, spacciava rapporti ai servizi segreti italiani, in parte su informazioni su armi segrete che ufficiali delle SS sopravvissuti avrebbero conservato, ma in parte anche circa le sue conoscenze sulle informazioni possedute dai servizi segreti americani.

Nel 1951 pare che Dollmann possedesse un passaporto italiano sotto il nome di Eugenio Amonn, viveva a Lugano in Svizzera, dove aveva assunto due fisici nucleari tedeschi per la marina italiana. Egli affermava anche di essere in possesso di corrispondenze prima sconosciute fra Hitler e politici europei, e che le avrebbe messe in vendita.

Un rapporto della Germania Ovest del Gennaio 1952 sostenne che Dollmann era stato in Egitto nel corso dell’anno precedente ed era in contatto con Haj-Amin el-Husseini, the Grand Mufti di Gerusalemme, e l’ex nazista Hartmann Lauterbacher

In Febbraio del 1952 Dollmann fu espulso dalla Svizzera. Secondo un rapporto la sua espulsione fu causata da una relazione omosessuale che egli ebbe con un ufficiale di polizia. Egli andò segretamente in Italia, e fu nascosto temporaneamente in un monastero, e fu condotto da padre Parini in Spagna. Otto Skorzeny, famoso per la liberazione di Mussolini nel Settembre 1943, aveva avviato un network di servizi segreti nella Spagna franchista, e prese Dollmann sotto le sue ali. Un rapporto della CIA del 1952 sui tedeschi in Spagna descrisse Dollmann come infame per i suoi tradimenti, sotterfugi, e doppio gioco.

 

 

La Versione leggermente diversa data da Gin Paolo testa sulla cacciata di Dolmann dalla CIA

 

Si noti che sulla cacciata di Dollmann dalla Svizzera la descrizione data da Gian Paolo Testa, nel libro citato, è abbastanza diversa da quella del rapporto CIA. Egli infatti afferma:

Dopo I',avventurosa esperienza di qualche tempo prima, i rapporti della mia famiglia con Dollmann si erano molto raffreddati. Alcune incomprensioni,qualche equivoco, ma anche

la sensazione che una volta ai sicuro in Svizzera I’ex colonnello non sentisse troppo la necessità di conoscere la sorte di chi lo aveva aiutato nel momento del bisogno. Inoltre, con la morte di mio padre, le ragioni di quella relazione si allentarono ulteriormente e il contemporaneo attivismo politico nel PCI che avevo maturato acuirono le distanze. Sta di fatto che, in quell'estate del 1950, decisi di utilizzare le mie conoscenze al fine di realizzare un vero e proprio "colpo" per il giornale del partito.

-vogliamo fare uno scoop? So dove sta I'ex colonnello delle SS Eugen Dollmann.

Quando terminai la frase, nella sala riunioni della sezione, sotto i ritratti di Marx, Lenin, Stalin e Togliatti, Giorgio Rossi sgranò gli occhi e mi guardò dubbioso.

- In che senso?- mi rispose.

- Nel senso che ho detto. So dove si trova.

- E dove sarebbe?

- A Lugano, in Svizzera.

Giorgio Rossi era un amico giornalista della redazione romana di “Milano Sera” aveva tutte le carte in regola per accettare la scommessa e per aiutarmi nell'impresa che apparentemente era

molto semplice. Giorgio doveva fingersi un corrispondente italiano del “Chicago Tribune”, io lo avrei accompagnato a Lugano istruendolo a puntino su tutto ciò che doveva farsi dire da Dollmann.

Poi avremmo fatto pubblicare tutto su l’Unità, facendo scoppiare un bel casino. Quando gli esposi il piano, Giorgio esitò e preferì parlarne con Edoardo d'Onofrio, responsabile dell'ufficio Quadri della Direzione nazionale del partito. Edoardo era un dirigente stimato e rispettato, le cui sfuriate erano temute da tutti. Mentre Giorgio gli esponeva il piano, dietro le lenti degli occhiali i suoi occhi si muovevano velocemente, cercando costantemente un punto in cui fermarsi. Segno che ciò che stava ascoltando era per lui estremamente interessante. Ma che necessitava prudenza.

- Questo Testa non sarà un provocatore?- chiese, interrompendo il picchiettare meccanico della penna con cui aveva scarabocchiato qualche appunto su un foglio.

- Ma chi, Gian Paolo? No, lo escludo assolutamente.

- Ma, se non lui direttamente, potrebbe essere strumentalizzato da qualcuno - insistette Edoardo - E poi lui come fa a sapere dove sta Dollmann?

- Bè, insomma ... sai il padre di Gian Paolo era il prefetto di Fiume e qualche rapporto con Dollmann l'ha avuto ... poi la Decima MAS ... insomma qualche informazione può averla no?

- Sì, ma dobbiamo stare attenti. Con chi ne avete parlato?

- Con nessuno, sei I'unico.

- Bene,vi farò sapere – concluse l'esperto dirigente comunista.

Qualche giorno più tardi, dopo averne discusso anche con Pietro Ingrao allora direttore de “lUnità”, la spedizione fu approvata, e Giorgio ed io partimmo per Lugano per intervistare Eugen Dollmann.

Era la fine d'agosto del 1950, arrivammo a Lugano in treno e prendemmo alloggio in una pensioncina gestita da una compagna, almeno così ci avevano detto al Partito. Avevamo pochi soldi, documenti falsi e la consapevolezza di essere in una partita davvero complicata. Dollmann era in contatto con i servizi segreti di mezzo mondo, sicuramente con quelli americani e quelli italiani, e ingannarlo non era poi così facile. Giorgio, però, era un ragazzo in gamba e sapeva cosa avrebbe dovuto dirgli per non insospettirlo. L’unico modo per ottenere quell'intervista era far credere all'ex colonnello che nostro obbiettivo era quello di scrivere un pezzo che contribuisse a modificare I'opinione degli americani e poi degli europei sul ruolo avuto dalla forze armate tedesche durante la Seconda guerra mondiale. In quel periodo, infatti, in Europa, soprattutto sotto la pressione dell'Amministrazione statunitense, si inrziava a discutere della necessità di riorganizzare l 'esercito tedesco in funzione anti-sovietica. Atal fine, poteva essere utile sottolineare il ruolo svolto da una parte non irrilevante delle alte gerarchie militari naziste nell'ultimo periodo della guerra per arrivare alla resa. Affinché Dollmann non dubitasse dell'autenticità del nostro disegno era però indispensabile che Giorgio fingesse di vantare uno stretto rapporto con il maggiore Pagnotta, capo del Counter Intelligence Corps a Roma. Dopodiché stuzzicare e solleticare la sua vanità e riuscire così ad ottenere quello scoop sarebbe stato davvero una sfida, oltre che un gesto di vera e propria ribalderia. Giorgio lo incontrò una prima volta a casa sua, ma I'ex Colonnello non concessse subito I'intervista e prese tempo, sicuramente per avere più informazioni su questo corrispondente italiano del “Chicago Tribune”. Dollmann viveva in incognito, con il beneplacito delle autorità svizzere e, rischiare un passo falso avrebbe potuto rappresentare per lui un grosso problema. Così rimandò più volte, sempre con l'intento di guadagnare tempo. Il nostro soggiorno a Lugano si allungò di qualche giorno, ma ormai quell'intervista la volevamo fare a tutti i costi. Ingannavamo I'attesa passeggiando lungo il lago o bevendo qualcosa in osteria.

Ricordo I'ansia con la quale trascorrevamo quelle ore. Temevamo sempre che, da un momento all'altro, qualcuno ci arrestasse. Alla fine, in una serata che trascorsero insieme nell'unico night di Lugano, Giorgio riuscì a farsi raccontare tutto ciò che di “scottante" volevamo sapere dei suoi rapporti con i servizi segreti americani e italiani, di come era "fuggito" dal campo di prigionia di Ancona, del trattamento ricevuto in ltalia, del Counter Intelligence Corps e del maggiore Pagnotta. Confermò tutta la storia che, ovviamente, io conoscevo bene.Non appena Giorgio tornò alla pensione preparammo i bagagli e ripartimmo con il primo treno alla volta di Milano e poi di Roma. L’intervista che avrebbe rivelato al mondo il nascondiglio di Dollmann e il comportamento tenuto nella vicenda dalle autorità svizzere, italiane, e dai servizi segreti americani, uscì in due puntate su “l'Unità”, causando un vero e proprio terremoto che portò addirittura all'espulsione dell'ex ufficiale nazista dalla Svizzera.