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TRATTO DA: Chiese Parrocchiali della diocesi di Bologna – Tomo Terzo – Bologna 1849

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SANTA MARIA DI MALFOLLE

 

Non v'è forse nell’Italia centrale contrada che passa paragonarsi alla nostra provincia e per la bellezza, e per la sempre nuova varietà dei siti. Le parti meridionali, quelle che confinano colla Toscana e col ducato Estense sono principalmente osservabili, e presentano una serie di quadri in cui la natura sembra essersi compiaciuta sfoggiando a vicenda la fecondità e la grandezza. Qua sono vallate ridenti, ruscelli limpidi e colline coronate di pini o di cipressi; là siti pittoreschi, contrasti felici, effetti impreveduti che si offrono allo sguardo e richiamano l' ammirazione. Pure qualche volta il suolo prende un aspetto più severo, e nelle vicinanze, per esempio, dell'appennino, aride montagne, precipizi prolondi, e torrenti che scorrono con rumore sotto una cupola di faggi o di abeti anneriti dagli anni, presentano uno spettacolo in pari tempo spaventevole e sublime, che riempie l'anima di meraviglia e di terrore. Nella valle di Reno, poco più di sedici miglia al sud di Bologna, chi percorre la nuova via che conduce a Pistoia trova il piccolo borgo chiamato Sibàno, dal quale levando lo sguardo verso ponente, mira alla sommità del colle torreggiare un campanile con una chiesa.

 

Essa è la parrocchia di Malfolle, una volta appellata Domalfolle e Dontalfolle, già divisa in due compartimenti, e distinta nelle storie per antichità di origine, come per celebrità d'alcuni rettori, che ne' secoli scorsi la governarono.

 


Le sue politiche vicende non sono note che dall'anno 1221, trovando scritto che in quell'epoca era un castello forte, ed assai popolato, il quale fu con altri molti del contado confermato in feudo o signoria dei conti di Panico da Corrado gran Cancelliere dell'imperator Federico. Questo castello, la di cui ròcca principale esisteva sul monte, che ancor chiamasi della torraccia, soprastava ai colli inferiori di Vigone e della Castellina, signoreggiava il castello di Montasico, e dominava a levante e a settentrione gran parte della vallala di Reno. Un luogo di sì grande importanza nei tempi delle civili discordie, era gelosamente guardalo da' suoi valorosi padroni; e lo governavano ancora nel 1323 per mezzo del conte Maghinardo juniore ( uomo crudele e detestato) quando il popolo insorse e con grandissima strage del presidio, e con molto giubilo dei bolognesi (ai quali i Panico erano ribelli e fierissimi nemici) li costrinse alla fuga e per sempre li discacciò. Si diedero allora gli abitanti alla soggezione del Senato di Bologna, il quale nel dl 7 Ottobre ne accettò l'ubbidienza, e stabilì che le rocche del castello venissero demolite e distrutte il che venne solo eseguito nel susseguente anno, restando il paese una semplice Massaria di contado sino alla fine del passato secolo.

 

La storia non registra alcun altro avvenimento politico nel tempo successivo alla cacciata dei Panico, ma accenna alla dolorosa catastrofe che distrusse affatto questa infelice comunità, vale a dire l ' incendio suscitato nell'Aprile del 1332 il quale furiosamente spinto dal vento di nord-est, arse in tre giorni e distrusse il castello di Malfolle e la vicina borgata di Bezzano con immenso tratto di vergini foreste, e di rustiche abitazioni. Dopo sì orribile calamità questo popolo, aiutato dal bolognese Senato, costruì prima alcune tende, quindi in appresso edificò pareсchie case campestri, dissodando le selve ove il fuoco sterminatore avea divorate le piante. Di qui appunto ebbero origine gli ubertosi poderi, che alternati colle folte boscaglie rendono oggidì sì vago e sì vario l'aspetto di questa montana parrocchia.

 

Dell'antico castello non è rimasto vestigio alcuno. Della gran rocca si trovano alcuni ruderi di ciclopiche mura, i quali avanzarono alla distruzione del tempo, e servono per ricordare quel periodo dell'istoria nostra , in cui le feudali trasmodatezze siffattamente irritarono i pazienti figli dell'alpi, che, armate le destre, e dimenticata la nativa mansuetudine, scossero violentemente l'intollerabile giogo e procurarono alla lor patria redenta una forma di reggimento, che fossele scudo e non oppressione. Due parrocchie esistevano in questo territorio. Una col tilolo di S. Maria Assunta nel castello, l' altra col nome di S. Nicole nel borgo di Bezzano; entrambe di giuspatronato de' loro popoli, ed ambiduo soggette al plebanato di Calvenzano. Della prima abbiamo notizie certe, che risalgono all'anno 1330, sapendosi che ne era paroco in quel lempo un sacerdote di nome Pietro. Dell' altra si conesce l'esistenza nel campione autentico del 1378, e sappiamo che durò sino all'anno 1521, in cui per decreto Vescovile fu interdetta e quindi affatto soppressa, e la prebenda colla parrocchiale giurisdizione concentrata nella chiesa di S. Maria. Venuto allora ti bisogno di ampliare questo tempio, nè avendo i parrocchiani forza o volontà di sostenerne le spese, ricorsero alle famiglie Garganelli ed Albergati, offrendo loro la cessione del giuspatronato (onoranza ambita a quel dì dalle famiglie patrizie) purchè avessero coll'ingrandire della chiesa ricostruita ancor la canonica. Accettata l'offerta, i lavori furono eseguiti nell'anno 1525, ed il diritto di eleggere i parochi passò a quelle due nobili case, che lo rinunciarono dopo quarantanove anni ai conti di Panico, e questi ai parrocchiani, dai quali fu poi donato sul principiare del secolo XVIII alla Mensa Arcivescovile di Bologna.

La chiesa fu nel 1525 ridotta nell'attuale forma ed eleganza, pochi essendo i ristauri che in appresso vi si operarono. Ha tre cappelle ed altari, ed è costrutta in volto reale. Un arco maestoso, sostenuto da due colonne introduce al presbiterio, ove sopra l'altar maggiore si vede il quadro del Pranzini, rappresentante l ' Assunzione di Maria , trattato ad unico soggetto in modo grandioso e lodevole, ma a cui l'ignoranza d'alcuni fabbricieri volle aggiunte nel fondo piccole immagini di Santi ( non coevi per certo a questo trionfo della Vergine) le quali scompongono si fattamente l' armonia del disegno da toglierne l' effetto e destare negl'intelligenti piuttosto il riso o la compassione, che un sentimento di ammirazione e di riverenza.

Delle altre cappelle, quella dedicate a S. Rocco è di spettanza Savini, e quella di S. Gio. Battista appartiene alla famiglia Alessandri. Nello scorso secolo fu ampliat la canonica ed allargata la piazzetta, poi fu edificato il campanile, per cura speciale del Rev. paroco D. Giampanlo Baccarini, che procurò inoltre alla chiesa un ricco apparato e diverse preziose suppellettili. Questa cura fu illustrala nel XVl secolo da tre celebri sacerdoti della famiglia Paleotti. ll primo fu il marchese Astorre, che la governò per un decennio e la rimise nel 1552 al proprio nipote Gabriele, il quale ne fu paroco zelantissimo sino al 1560; e dopo (chiamato a sedere come Canonico negli stalli della Cattedrale) fu elevato alle prime cariche prelatizie, poscia fatto vescovo di Bologna, e quindi decorato della porpora Cardinalizia, sicchè lasciò la parroccliia di Malfolle al proprio fratello Antonio dottore in Leggi, che la resse sino al 1573, dimettendola per la istituzione avuta di un canonicato, e per la dignità conferitagli di Protonotaro Apostolico.

 

Sono in questo distretto due grandi oratori. ll più antico è quello di S. Nicolò, già parrocchia del borgo di Bezzano poco lungi dalla chiesa parrocchiale, il quale trovasi ancora nella primitiva forma, cioè col palco a travi, e con piccole finestre, senza coro, nè altri accessori od ornamenti. Ha una campana sopra il tetto, fusa nel secolo XlV dal celebre Martina, la quale credesi miracolosa, e si suona spesso nella stagione estiva per scongiurare i fulmini o la tempesta. L' altro oratorio è nel borgo di Sibano, ed è dedicato a S. Rocco; fu edificato in volto reale nell' anno 1746 a spese di Giuliano, e Giangiacomo Mazzetti, ed è di solida costruzione e di buona architettura. Circondano questa parrocchia la sua pieve di Calvenzano, le altre pievi di Venola, di Salvaro, e San Martino, e la cura di Montasico.

 

Trovasi soggetta al comune di Caprara sopra Panico, nella giusdicenza di Bologna, e conta trecento popolani circa, i quali celebrano le glorie di Maria nella domenica fra l'ottava dell’Assunzione, sotto la direzione spirituale dell'ottimo paroco Don Luigi Santoti. Il fiume Reno lambe il suo territorio a levante, per cui l'aria è salubre anche nella parte più bassa. l suoi terreni poi sono sciolti, e le acque fresche e limpidissime. Tutto questo paese è delizioso ed ameno. Gli ubertosi campi ed i vigneti che lo circondano fanno fede del mite clima, ond'esso gode sopra la sua soleggiata pendice. Salendo al piano della chiesa, si godono prospetti degni di pennello; recandosi poi sul monticello dell' antica rocca, quale pomposa scena! quale mirabile varietà di oggetti ! …. Quivi verdeggia una selva di castagni; là si distende un piano smaltato d'erbe e di fiori; quindi giace silenziosa valletta; quindi elevasi un'erto colle, seminato di casolari, sparso di mandriani, popolato d' industri agricoltori . . . „ Oh soavi delizie ! oh sublimi bellezze della nalura ! lnfelice chi muto ed indifferente a voi si accosta, nè sente l'emozione de' vostri possenti incanti ! lnfelice ! egli non ha scossa la divina scintilla di vita, che l'Artefice supremo ha riposta in cuore dell'uomo„

 

Dott. LUIGI RUGGERI

 

 

 

 

 

 

   
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