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TRACCE STORICHE DELLA CHIESA D'IGNANO

   
Incisione della chiesa vista dal lato nord Incisione della chiesa vista di fronte Montagna bolognese medioevale - dal libro di A.Palmieri

 

 

Serafino Calindri – Dizionario Corografico, Georgico, Orittologico, Storico della Italia

Edizione 1781-1785

 

Ignano (circa 13 miglia lontano da Bologna fuori di porta Saragozza alla sinistra riva del Setta in una pendice) – Vol III pag 94 - 98

Comune e Parrocchia composta da 254 anime divise in 48 Famiglie confinata dalle Parrocchie di Sperticano, di Stanzano, di Casaglia di Caprara, e di Vado. Il suo titolare è S. Maria; e la collazione appartiene immediatamente alla Mensa Arcivescovile di Bologna.    Ha sotto di se l’Oratorio di S. Barbara vicino alle rovine di una antica Rocca dell’uno e dell’altra delle quali abbiamo già parlato (76- Vol. I pag. 207, 208 e 209).  L’aria v’è ottima morendo gli adulti meno di uno per cento all’anno. Molta e buona Uva, fra la quale una estesa Vigna di buon Aleatico dell’Arciprete Paselli, molta Frutta, molti Boschi e Legna, molta Seta, non molte Castagne, sufficiente quantità di Fieno, poco pascolo ad Erba dalle sue estese terre a sodo, pochissima Canape, tre misure per ogni semente del Grano, e meno dà pochissimi Marzatelli che vi si seminano sono i prodotti di questo Territorio, nel quale nel quale altro Artista non v’è, che un Molinaro.    Il terreno di questo Comune è metà arenoso intersecato da un elevato banco di Ghiaia fluviale, in parte indurita a consistenza di scoglio, e che s’innalza fin presso la sommità dè Monti che alla Parrocchia sovrastano, una parte è di duro tufo arenario ripieno di quantità di Mica e di Selenite, e l’altra metà è cretoso. A noi non si è quivi presentata cosa da ricordarsi per la Storia Naturale fuori del sin qui detto, ne alcun Borghetto v’è dove abiti popolazione unita.

Da questo Castello ora semplice Comune venne in Bologna una famiglia ricca e potente, che ha goduto i primi onori, che ha dato al Mondo Uomini di merito, e che si è estinta non moltissimo tempo indietro; fu questa tra Conti e padrona del Castello, della Rocca descritta di S. Barbara, e di altra Rocca che sopra la vetta rimanea di un ispido monticello, il quale a poca distanza dalla Setta s’innalza, e nel quale vedonsi ancora della stessa gl’avanzi, quando siano state demolite non si può rilevarsi dalla Storia, che lo tace, dalle mura però rimaste, e dalla maniera nella quale son fatte, sembra ciò accaduto o nel quattordecimo, o nel quintodecimo Secolo. Nel 1281 deducesi dà Libri dè publici Estimi conservati nel publico Archivio, che in què tempi già era diramata questa famiglia in più Case, che però tutte avevano un grosso Estimo, il maggiore dè quali era quello della famiglia di Giovanni da Ignano, che dice erooneamente il Ghirardacci essere della famiglia d’Agnano (77 – par. 2 pag. 439); fù questo Podestà di Alesandria nel 1298, Capitano e Podestà della stessa Città nel 1302, Capitano di Milano nel 1304, e Capitano di Roma nel 1305, nel quale anno lo fa vedere la partita del suo Estimo ricchissimo, giacchè ascende alla in allora oltremodo ragguardevole somma di libre 9600; e più ricco ancora nel 1308, giacchè ascende il suo Estimo alla eccedente somma di libre ventiquattro mila, che lo mostra uno dè più ricchi Signori d’Italia di què tempi, tanto fruttato ad esso aveano gl’onorifici impieghi avuti ed esercitati come sopra si disse. Eranvi altresì in questo tempo altri ricchi Signori di questo Luogo, cioè un Francesco di Petrizolo il di cui Estimo ascendeva a 3000 libre, ed alla stessa somma ascendeva quello di Gio Donato di Frà Francesco, forse Cavaliere dell’ordine della Penitenza, a quella di 6000 libre d’Estimo ascendeva il possesso di Jacopo d’Ignano Dottore, ed a quella di 2000 quelli di Omodeo e Berto di Jiacopo, e di Filippo di Petrizolo da Ignano. Fù Podestà di reggio nel 1310, e nel 1314, e 1315. Ugolino Leazari da Ignano, e fu Podestà del Contatdo d’Imola pè Bolognesi nel 1376. Marsiglio di Alberghetto Leazari d’Ignano, che fu forse discendente da Ugolino. Come finisse, e per quali ragioni la gran ricchezza di Giovanni non si sa dalla Storia, ma trovandosi nel 1328, e nel 1334 compresi nel numero dè fazionari e dè banditi da Bologna un Luca ed un Francesco da Ignano (78 – Cron. Misc. Ital. Script. … 348, e 361) può ragionevolmente sospettarsi, che montati in troppa alterigia i suoi successori per la soverchia ricchezza, l’andassero smaltendo con fare delle bravure, delle grosse spese, dè grandiosi trattamenti, e calassero con ciò al basso, ordinaria vicenda di chi non sa fare buon uso delle ricchezze mondane.

 

(76- Vol. I pag. 207, 208 e 209).

S. Barbara (Rimane sull’alto di un Monte detto di S. Barbara nella Parrocchia e Comune d’Ignano fuori di Porta Saragozza tra il Reno e il Setta)

E’ questo un Oratorio annesso e sussidiale di S. Maria d’Ignano, la cui instituzione ci è ignota, se pure non ha mutato il titolare antico di S. Giorgio nel presente di S. Barbara, la qual Chiesa di S. Giorgio troviamo unita nell’Elenco del 1632 a quella di S. Maria. E’ osservabile quest’Oratorio per la veduta, ed orizonte, che godesi dalla sua situazione, per una curiosa lapide in pietra arenaria, quasi corrosa dal tempo, incastrata nella sua facciata alla sinistra della porta per chi entra; la quale dice: 1450. A. F. far luy a le sue spese quest’Ancona e ce riuscì. Poche pertiche lontano da questo Oratorio sull’alto di un grande Scoglio arenario, e tofaceo, divenuto rosso pel fuoco accesovi scosceso dalla parte, che guarda la Setta, vi sono gli avanzi di un antica Rocca, o fortificata Torre, lunga Piedi 20, larga 18, bolognesi. Un banco di ghiaia fluviale taglia attraverso questo scoglio, e stendesi verso la Chiesa d’Ignano, e nella totale estensione del rimanente Scoglio trovasi quantità di Selenite, e Quarzo in grani arenari divisa, e certe piccolissime giaroline di colore tanè, angolose, ma levigate. Sotto qual nome debbansi cercare le notizie dell’uso e dè fatti accaduti intorno a questa Rocca, a qual tempo debba fissarsi la sua fabbrica, a quale la sua distruzione, e se fosse del Pubblico, o dè Conti de Panico noi nol sappiamo, ne dalla Storia bolognese ne siamo stati in alcun modo istrutti, e però sarà questo uno di què Luoghi, che darà campo dopo di noi di cercar negli archivi ad un qualche erudito ciò, che a noi non è riuscito di trovare.

 

Angolo di muro dell'oratorio con rinforzi tipici delle torri Dettaglio con pietre perfettamente tagliate Interno dell'oratorio di Santa Barbara
Muro con pietre a feritoia Muro dell'oratorio dal quale si vedono le grandi pietre perfettamente tagliate Rinforzi tipici delle torri nei ruderi dell'Oratorio
    
 Crinale di Monte Sole visto da Pian di Venola. Il monte S. Barbara sulla cui cima sorgeva il castello di cui parla il Calindri, è visibile come massimo rilievo a sinistra dell'immagine. Sulla desra, da destra, M. Caprara, M.Sole (un pò dietro) e M. Abelle
 Ruderi dell'oratorio difficili da scorgere dall'antica strada che da Volta porta sulla cima del monte S.Barbara

 

 foto s.muratori

 

 

 

 

   
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