La riflessione di Wolf, sviluppata attraverso il racconto di 10 anni di storia marzabottese, tocca alcuni temi che sono alla base della crisi di una sinistra che vorrebbe proporsi come alternativa ma che non riesce ad essere convincente.

 

 

 

DIMENTICARE MARZABOTTO? Lo scempio ambientale nei luoghi della memoria

di Wolf Bukowsky

2011 - Epika Edizioni – Castello di Serravalle - 120 pagine, formato 21x14

Prezzo di copertina 13,50. Può essere acquistato presso Epika Edizioni 0516704910

 

 

 

Dalla copertina:

“Un paese di poche migliaia di abitanti nella morsa di infrastrutture e impianti nocivi, realizzati o progettati: la variante di valico autostradale, una turbogas, un inceneritore, una condotta idraulica a servizio di mezzo milione di persone. E poi cemento residenziale, commerciale, una cava più grande dell'abitato del capoluogo e, sotto la terra che un tempo dava nutrimento, la ricerca di idrocarburi.

Un racconto di brutta politica e sfruttamento del territorio nell'Emilia del buongoverno; una vicenda che sarebbe solo deprimente se non fosse stata riscattata dai cittadini; una storia incredibile ma così comune nell'Italia del terzo millennio da poter essere ignorata o dimenticata in fretta. Se non avesse avuto luogo a Marzabotto, dove tutto è memoria.”

 

 

Alcune mie considerazioni personali sul libro di Wolf.

Mi piacerebbe che questo libro fosse letto senza alcun pregiudizio, specialmente da tutti gli amici del “Partito” (che Wolf definisce come quello Comunista, poi Cosa, poi PDS, poi DS, poi PD), ed anche dagli amici che si occupano della politica locale in genere.

 

La riflessione di Wolf, sviluppata attraverso il racconto di 10 anni di storia marzabottese, tocca alcuni temi che sono alla base della crisi di una sinistra che vorrebbe proporsi come alternativa ma che non riesce ad essere convincente.

Fra i temi di carattere globale che fanno da sfondo alle cronache locali c’è quello della crescita, o della idea che assecondare lo sviluppo e la crescita in modo automatico sia di per se ancora un principio di buona amministrazione; quello della logica del libero mercato e della competizione basata sulla economia, oggi globalizzata, che la sinistra sembra avere accettato come dato immutabile della realtà; quello della fiducia, che alla fine favorisce le idee (o decisioni) calate dall’alto.

 

La cronaca puntuale e documentata degli avvenimenti politici locali è anche un appassionante racconto che restituisce una visione ravvicinata di una comunità che è molto cambiata, e non necessariamente in peggio, e che alla fine può aiutare tutti a ricostruire un percorso in modo oggettivo, e magari anche a trarne spunto di riflessione.

S.M.

 

   
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