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Chi uccise don Giovanni Fornasini

Sono nato a Marzabotto, e gli eventi della strage mi sono sempre stati famigliari. Ho conosciuto fin da giovane molti degli scampati: superstiti che avevano ricordi segnati da quegli eventi. Ero amico di Mario Lippi, che raccontava alle scolaresche di ciò che lui stesso aveva vissuto a Creda, e di Benini Adelmo, che con occhi lucidi mi raccontava della moglie e dei figli uccisi a Casaglia. Poi la Vittoria Negri, che mi portò al fosso dei Roncadelli nel punto in cui c'è una piccola cascatella, dove assieme a tanti fu portata al  massacro, e Dante Negri, mio suocero, che rimase ferito scappando, dopo essere stato legato ad un albero. Più recentemente ho parlato molto anche con Fernando Piretti e Francesco Pirini, che si salvarono a Cerpiano ma persero i famigliari, e con la Salvina Astrali, che per poco non rimase intrappolata dove le sorelle e la madre furono massacrate a Caprara. E con Ferruccio Laffi, che perse i suoi cari a Colulla di Sotto, con la Vittorina, la moglie del Postino, con Nino Amici, che si salvò per miracolo, e anche con Gianni Rossi, vicecomandante del Stella Rossa, con Franco Fontana, staffetta della Stella Rossa che perse tutti i famigliari, e con Firmo, superstite del massacro del Faggiolo.

Della morte di don Giovanni Fornasini però non avevo avuto notizie precise. Sapevo che era un grande, che si faceva in quattro e tutti gli volevano bene, e che accorreva in soccorso nei bombardamenti e nei rastrellamenti come poteva, con la sua mitica bicicletta.

Ma come mai era morto? Si sapeva che morì dopo la strage, salendo per seppellire i morti, ma non avevo mai focalizzato bene le date, forse perché mi pareva scontato che si fosse trattato di un evento casuale, una bomba, o una mina.

DOCUMENTI MAI PUBBLICATI INTEGRALMENTE

Recentemente il mio amico Gian Paolo Frabboni, di Traserra, in via Boschi, (guida del Parco Storico Regionale di Monte Sole e ricercatore locale) mi ha dato le fotocopie di due documenti che hanno risvegliato in me un nuovo interesse. Si tratta della relazione che il segretario Comunale Rag. Agostino Grava scrisse per il prefetto Fantozzi. In realtà tali documenti li aveva già consegnati al Comune di Marzabotto nel 2000 (nota 1), ma io ne sono venuto a conoscenza solo ora.

Avevo letto in varie pubblicazioni dell’esistenza di quella relazione, e ne avevo letto stralci, ma ora, avendo il testo completo una cosa mi ha colpito: nella relazione viene indicato un solo nome quale testimone di quella strage: don Giovanni Fornasini, parroco di Sperticano.

E’ lui che "ebbe il permesso dalle forze Germaniche di portarsi a seppellire i cadaveri", e quindi è lui che conosce i fatti, e che "sarebbe opportuno interrogare" per avere informazioni attendibili, scriveva il Grava (nota 2).

 

L’altro documento, anch'esso citato in vari testi, ma che non avevo mai potuto leggere integralmente, e che completa il quadro, è la memoria del capo della Provincia di Bologna Fantozzi. In esso Fantozzi racconta che il segretario comunale di Marzabotto andò a fargli rapporto il 2 ottobre. In realtà Grava andò a fare rapporto al viceprefetto De Vita già il 1° ottobre, e venne "trattenuto" fino al 4 ottobre. Nel 1946 il Gava testimoniò che Fantozzi non lo aveva creduto quando gli raccontò "l'infame strage di Marzabotto"; a suo avviso Fantozzi si attivò solo dopo che di quei fatti ne parlò Radio Londra, e fu allora interpellato dai suoi superiori (Il Massacro, pag 375).

 

La memoria di Fantozzi fu scritta dopo la fine della guerra, il 20 marzo 1946, su richiesta del capitano di polizia Carlo Galli che indagava sui fatti di Monte Sole. Fantozzi cercò evidentemente di presentare il proprio caso nel migliore dei modi, essendo egli stato un funzionario fascista di alto rango coinvolto nel tentativo di nascondere un crimine di guerra, ma nondimeno fornisce alcuni riferimenti a fatti che furono conseguenti alla diffusione delle notizie provenienti dal segretario comunale Grava, e quindi è molto utile per capire i retroscena (nota 3).

Mi ha colpito in particolare che il Fantozzi ne avesse parlato con Mussolini, il quale pare ne parlò con Hitler. Ho pensato che dopo il coinvolgimento di questi alti vertici, la citazione ufficiale di don Fornasini quale testimone divenne la sua condanna a morte. In realtà Fantozzi nel documento afferma che lui si lamentò con Mussolini e Mussolini si lamentò con Hitler, ma i fatti che seguirono (la successiva smentita sul Resto del Carlino, e l'uccisione di don Fornasini) dimostrano per me l'infondatezza di questa versione.

 

RADIO LONDRA PARLO' DELLA STRAGE

Evidentemente la strage di Marzabotto era diventata un problema politico anche perché ne aveva parlato “Radio Londra”, come riferisce Lippi (nota 4).

Lo stesso Lippi, nel suo “La Stella Rossa di Monte Sole” offre una visione molto realistica della sequenza degli eventi. Dalla presentazione verbale dei fatti al viceprefetto De Vita e a Fantozzi da parte di Grava l'1 e il 2 Ottobre (a strage ancora in corso), alla richiesta dello stesso Fantozzi di una relazione scritta (evidentemente per poter poi scaricare su di lui le ire dei suoi superiori), fino alle pressioni tedesche ed alla riunione dal Fantozzi di tutte le autorità per decidere la strategia il 10 ottobre: presenti il generale Werchien, il colonnello Eu­genio Dolmann, rappresentante delle SS in Italia, il console generale tedesco a Mila­no Von Halem, il funzionario dell'ambasciata tede­sca dott. Sacht, e il prefetto Testa.

E non appare casuale che il famigerato articolo del Carlino, che afferma "... le solite voci incontrollate .." sia datato proprio 11 Ottobre 1944, cioè proprio il giorno dopo la riunione da Fantozzi. Nella stessa pagina in cui pubblicava la smentita della strage, il Carlino dava conto in modo riverente anche della visita in città del Console generale tedesco barone Von Halem, il quale, secondo me, aveva partecipato alla riunione con Fantozzi per decidere come zittire quelle voci! Sempre dal libro di Lippi troviamo anche una testimonianza del direttore de Il Resto del Carlino di quel tempo raccolta da Nazario Sauro Onofri, il quale conferma l'origine nefanda di quel trafiletto, dettato per l'appunto del console tedsco Von Halem (nota 5).

IL MOVENTE DELL'ASSASSINIO DI DON FORNASINI

Il segretario comunale di Marzabotto fu evidentemente accusato di raccontare bugie. Ma non era lui ad avere le informazioni dirette. Lui non era mai stato sul posto a vedere i morti. Lui aveva visto alcune cose da lontano, ma colui che lo aveva avvisato di quanto era accaduto, e che le conosceva per averle vissute direttamente, e per avere avuto il permesso di seppellire quei morti era don Fornasini. Ed appare ora evidente che quando il Carlino afferma "voci incontrollate" si riferisce alla voce di don Giovanni Fornasini. Perchè il segretario Grava lo aveva citato apertamente davanti alle autorità fasciste e naziste come suo testimone attendibile. Come colui che poteva essere interrogato. Colui che portava le notizie di prima mano! Nella relazione al capo della provincia Fantozzi scriveva: "Sarebbe opportuno interrogare il parroco di Sperticano, Don Giovanni Fornasini per sapere l'entità dei morti e l'elenco nominativi dei medesimi".

 

Secondo la mia versione in quella riunione del 10 Ottobre che si tenne da Fantozzi i gerarchi nazifascisti avevano deciso come procedere per far tacere quelle voci: rabbonire il segretario comunale di Marzabotto, funzionario sicuramente sensibile alla sorte dei suoi concittadini, ma pur sempre inserito in una organizzazione assai condizionante, poteva essere una impresa fattibile. Bisognava però far tacere anche quel testimone così coraggioso, e così amato dai suoi parrocchiani, ma così incontrollabile, anche dalle gerarchie della chiesa. L’unica possibilità per zittirlo era di farlo sparire, e siccome il territorio di Sperticano era ancora sotto il diretto controllo di Reder, il quale obbediva ancora agli ordini del gen. Max Simon, per tramite del magg. Helmut Loos, dei servizi segreti delle SS (insomma la squadra che aveva compiuto il massacro); non sarebbe stato difficile trovare un sicario.

 

 

chiesa di Sperticano - foto di s. muratori

 

don Giovanni Fornasini a San Luca, coi suoi parrocchiani, dal libro di D. Zanini "Marzabotto e dintorni"

Bisognava però agire in modo discreto per evitare ulteriori contraccolpi politici, perchè le notizie dovevano essere cancellate, e don Fornasini doveva sparire nel mistero. Dopo tutto quanto ho letto, questo è a mio parere il movente di quell’assassinio! Ed i mandanti sono fra i nomi di quella riunione del 10 ottobre in provincia. 

Viene riportato da vari testi che la sera prima dell'uccisione una delegazione tedesca abbia chiesto al parroco di festeggiare assieme a loro il compleanno del capitano, e che l'opposizione del parroco al coinvolgimento di alcune ragazze sia stata la causa di un litigio. Io penso che il litigio sia stato provocato ad arte per giustificare l'assassinio su commissione già programmato in precedenza.

E' probabile che prima di ucciderlo le SS abbiano discusso con lui per capire se voleva ritrattare, e ritirare le denunce che andava facendo attraverso il segretario Grava. Ma don Fornasini non aveva paura di morire, e non accettò di fingere di non sapere per salvare il proprio corpo. Altri lo avevano fatto, ed i loro nomi non figurarono nel rapporto di Grava. Ferruccio Laffi racconta che il 1° ottobre del 1944 Zebri andò a Panico a chiedere a don A. Serra se andasse a dare la benedizione prima della sepoltura ai 34 morti di Colulla di Sopra, Colulla di Sotto e Abelle; i corpi, massacrati il giorno precedente, giacevano davanti alle loro case, ed i pochi superstiti volevano seppellirli. Don Serra rispose di no, perchè "lassù tira una brutta aria". (testimonianza di Ferruccio Laffi, che era presente, ed a Colulla di Sotto perse 14 famigliari). Vedi Video seguente.

La motivazione della medaglia d'oro al valor militare che fu conferita a don Fornasini il 19 maggio 1950 recita fra l'altro: "Voce della Fede e della Patria, osava rinfacciare fieramente al tedesco l'inumana strage di tanti deboli ed innocenti, richiamando anche su di sè la barbarie dell'invasore e venendo a sua volta abbattuto, ..." . (nota 6)

Immagino che nella stesura di questa motivazione sia stato profuso un serio impegno di ricerca, e dopo quanto ho qui riportato per me è diventato più chiaro il senso di quella medaglia d'oro. Don Fornasini è stato colui che ha alzato la voce, e non si è voluto adeguare ai tanti che hanno taciuto: per paura, o per difendere una ideologia, o per ubbidienza ai superiori (nota 7). Solo, contro il conformismo sfrenato dei fascisti e contro l'esercito invasore, senza fuggire nei boschi, ma denunciando a viso aperto. Ed è giusto che il Valore Militare di questa forza sia contrapposto alla viltà di coloro che ne decretarono la morte. Ecco ciò che ho pensato appena ho avuto occasione di leggere i testi integrali dei due documenti di Grava e Fantozzi già citati. Fra l'altro mi sono anche ricordato di avere fra i miei libri un ciclostilato dalla copertina rossa, fatto dal circolo don Fornasini di Porretta, che non avevo mai letto. Lo avevo custodito da quando uscì. E’ stata l’occasione per leggerlo, ed ho potuto constatare quanto sia ben fatto e ricco di informazioni. Visto che ne furono ciclostilate solo 300 copie, ho pensato che sarebbe stato buona cosa metterlo in rete. Ho chiamato l’autore Pier Angelo Ciucci, di Porretta Terme, il quale ha gentilmente acconsentito. Così l'ho allegato qui (nota 8).

LE IPOTESI DEL CIRCOLO FORNASINI DI PORRETTA

Fra le varie ipotesi sulla morte di don Fornasini, Ciucci esplora le seguenti: quella della morte accidentale, per una bomba; quella dell'uccisione a causa di un litigio con il capitano che festeggiava il compleanno; quella della uccisione da parte di qualche partigiano per ragioni ideologiche. Però non considera con mia sorpresa il movente da me qui ipotizzato. Forse, ho pensato, se egli avesse letto quei due documenti avrebbe cambiato idea. Nel libro (ciclostilato) di Ciucci c’è anche una descrizione dettagliata, ricostruita con testimonianze dirette, degli ultimi giorni di don Fornasini. Alla fine, per Ciucci, il probabile esecutore dell’assassinio è il capitano SS Schmidthuns, che Ciucci identifica con il capitano che salì a Cadotto il mattino del 29 settembre.

Anche “Le querce di Monte Sole” di L. Gherardi, non prende in considerazione il movente da me ipotizzato. Però accoglie sostanzialmente la tesi di Ciucci sull’esecutore dell’assassinio (link 6). Dal libro di Gherardi ho tratto anche una interessante testimonianza del 24 ottobre 1983 di Nerina Moschetti, che vide don Fornasini morto il 14 Ottobre del 1944, e testimoniò che era "con la faccia al cielo. Morto ma ancora intero".(...) "Dovrebbe aver sofferto poco. L'hanno colpito al petto - Io me lo ricordo ... steso, con gli occhiali ... la sottana nera ... l'ho avuto davanti per tanto tempo". Suo zio Dario Moschetti, che in seguito fu trovato morto di fianco a don Fornasini, non era ancora stato ucciso. (nota 9). Gherardi accredita dunque l'ipotesi che l'uccisione avvenne con colpi di mitra al petto.

Ed anche “Marzabotto e Dintorni” di D. Zanini, pur partendo da una prospettiva assai diversa, non prende in considerazione il movente da me ipotizzato (nota 10). Don Zanini opta per la morte accidentale, che però è smentita dalla testimonianza di Nerina Moschetti citata in precedenza.

L’ipotesi di Ciucci, che ad uccidere don Fornasini sia stato il capitano Schmidthuns, sembra essere smentita nel libro di Baldissara e Pezzino, “Il Massacro” , dove viene riportato che quel capitano era caduto in combattimento pochi giorni prima dell’uccisione (che avvenne il 13 Ottobre) (nota 11). In un’altro capitolo dello stesso libro, si afferma inoltre che Schmidthuns (che andrebbe scritto Schmidtkuns) comandava la III^ compagnia, e che all’alba del 29 settembre saliva da Murazze verso Casaglia, quindi da tutt’altra parte rispetto a Cadotto (nota 12).

Nonostante questo però gli autori non escludono del tutto l'ipotesi che  Schmidthuns possa essere stato l’assassino di don Fornasini (nota 13).

Interessante anche il commento di Olsen, nel suo “Silenzio su Monte Sole”. Egli infatti afferma che don Fornasini, dopo essere stato a Bologna, si comportava "come se fosse tenuto prigioniero". (nota 14). Non gli veniva mai concesso di muoversi. In effetti credo non sia improbabile che le autorità nazifasciste, dopo che Grava e Fantozzi lo avevano esposto quale testimone scomodo, e dopo che radio Londra aveva dato notizia dei crimini commessi a Monte Sole, lo avessero arrestato e trasferito a Bologna, e poi, decisa la strategia lo avessero inviato nuovamente a Sperticano per tenerlo sotto controllo, in attesa dell'esecuzione in un territorio di prima linea ancora controllato dalle SS della XVI^ divisione.

 

Stefano Muratori dic. 2012

 

 

 

 

per il libro su don Giovanni Fornasini scritto da Ciucci nel 1974 vedere il seguente link (ringrazio l'autore per aver concesso di metterlo in rete)

 MARZABOTTO '44 don Giovanni Fornasini: di Pier Angelo Ciucci - Porretta Terme 1974

 

 Personaggi, fotografie e documenti

 

Don Giovanni Fornasini, parroco di Sperticano, medaglia d'oro al valor militare

Il Rag. Agostino Grava ed il suo Esposto al Ministro dell'Interno dopo la liberazione

Il Prefetto e Capo della Provincia Dino Fantozzi

Il probabile esecutore: Capitano Anton Galler, ed i documenti che testimoniano la sua presenza nella canonica di Sperticano

Fra i partecipanti alla riunione del 10 Ottobre il Colonnello SS Eugen Dolmann

Fra i partecipanti alla riunione del 10 Ottobre il Prefetto Testa (ex Prefetto di Fiume)

Fra i partecipanti alla riunione del 10 Ottobre il Console Gustav von Halem (colonnello delle SS)

Fra i partecipanti alla riunione del 10 Ottobre il funzionario dell'Ambasciata tedesca Dott. Sachs

Giorgio Pini direttore del Resto del Carlino che pubblicò la famosa smentita della strage

   

 Un racconto di Don Dario Zanini: "Un pollo e due bottiglie per liberare gli ostaggi"

 

                   

 

 

 

   
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