Rag. Agostino Grava

Agostino Grava era nato a Revine Lago, in provincia di Tereviso, il 25 Settembre 1885 da Antonio e Piccin Maria Rosa. Nella prima guerra mondiale era stato maggiore negli alpini. A Venezia aveva sposato Maria Bagilotto, con la quale ebbe una figlia nata a Milano il 20 Ottobre 1921. Quando si trasferì a Grizzana prima del 1940 era già vedovo. Era stato segretario comunale a Grizzana Morandi fino ad Ottobre del 1940, poi fino a Settembre del 1946 fu segretario comunale di Marzabotto. Si trasferi poi a Minerbio dove continuò la sua professione di segretario comunale. La figlia Gisella aveva sposato in seconde nozze il medico condotto di Granarolo. Ad Aprile del 1947 il rag. Grava andò in pensione e si trasferì a Bologna. E’ deceduto a Bologna il 24 Ottobre 1954.

Il fratello del secondo marito di Gisella Grava, che ha concesso la pubblicazione della fotografia del Rag. Grava, lo ricorda ancora come uomo preciso e diligente, dal comportamento sempre corretto e gentile.

 

 ESPOSTO AL MINISTRO DELL'INTERNO

 

Il seguente Esposto del Rag. Agostino Grava fu inviato al Ministro dell’Interno dopo la liberazione. Allegato agli atti del processo Reder che si tenne a Bologna nel 1951. Il Capitano Carlo Galli che firma la copia conforme era stato incaricato dagli inquirenti di raccogliere le prove per il processo.

Una copia di questo documento, disponibile per consultazione presso il Centro di Documentazione di Marzabotto, è qui riprodotto grazie alla autorizzazione del Tribunale Militare di Roma.

 

COPIA DEL DOCUMENTO (PDF)

 

 

TRASCRIZIONE DEL DOCUMENTO

 

45 [ndr: affogliazione]

Allegato F [ndr: allegato F fa parte di una serie di allegati prodotti dal Capitano Galli]

All’On. Ministro degli Interni

Roma

Oggetto: Esposto del Rag. GRAVA Agostino fu Antonio- Segretario Comunale di Marzabotto

Omissis [ndr: gli Omissis sono del tribunale che considerò il contenuto di alcune parti dell’Esposto di Grava di carattere strettamente personale]

Rimasi circa quattro anni e mezzo a Marzabotto, fino al Novembre 1944; triste epoca perché la guerra raggiunse anche quel comune e tutto sconvolse e tutto distrusse, uomini, case, abitazioni, tutto e tutti travolse come in una tempesta.

Furono giorni tristi, penosi, giorni di terrore e di sangue. Il fronte si era fermato su quelle colline, e a soli duecento metri in linea d’aria dal capoluogo: gli uomini furono rastrellati, deportati, parte ai lavori forzati al fronte, parte in Germania, i deboli e gli ammalati, uccisi. Lo scrivente è venuto a trovarsi totalmente isolato, senza comunicazioni con la Provincia, bombardate le vie, con la popolazione in preda a terrore. Nelle frazioni di montagna molti nazifascisti, in un rastrellamento, ammazzarono oltre 2000 cittadini di Marzabotto senza contare i morti per rappresaglia e bombardamenti [ndr: quando Grava scrisse questo documento il conteggio era basato sulla differenza fra abitanti prima e dopo la guerra; il numero preciso dei caduti nei giorni della strage fu definito ufficialmente solo 50 anni dopo l’eccidio, nel Settembre 1994].

E’ stata una strage orrenda…. Tutto fu incendiato e distrutto. Anche il messo comunale e un cantoniere vennero presi e fucilati.

Io fui accusato di partigiano e organizzatore di partigiani, e di notte vennero a catturarmi. Sfondarono le porte del comune, dove avevo l’abitazione e armata mano, cinque tedeschi della Feldgendarmeria, alle ore 1 e mezza di notte irruppero nella mia stanza, mi fecero alzare, e mi portarono a Pontecchio per essere fucilato [ndr: non mi è chiara la data in cui avvenne questo episodio, ma dal racconto si deduce che accadde prima del 30 Settembre]. Le accuse erano gravissime –partigiano- organizzatore di partigiani – un sacerdote miracolosamente mi salvò: don Giovanni Fornasini Parroco di Sperticano, che poi rimase ucciso dai tedeschi a San Martino di Marzabotto dove si era nascosto per dare sepoltura ai 2000 morti uccisi nella strage del 29 e 30 Settembre 1944.

Al 14 di Novembre, verso le sedici tutta la popolazione superstite dovette evacuare, di notte, sotto l’acqua, abbandonare tutto, casa, masserizie, oggetti personali, viveri, e dovette raggiungere i paesi a nord di Bologna. Oltre 30 km, scalzi, infangati, trasfigurati …. Donne, vecchi, bambini, a piedi …

Omissis

A Bologna, raccontai al Capo della Provincia Fantozzi l’infame strage di Marzabotto, ma non venni creduto.

2

46 [ndr: affogliazione]

Per i morti parlò Radio Londra, e allora si dettero affannosamente ad appurare la verità.

Il Capo della Provincia Fantozzi ebbe l’ordine da Brescia di appurare quanto vi era di vero nella voce di Radio-Londra: si ricordò di quanto avevo narrato io, e mi mandò a cercare a mezzo di due repubblicani. Non aveva creduto alle mie lacrime, al mio pianto, perché avevo pianto narrando con orribili particolari, stragi della popolazione di cinque frazioni di Marzabotto, e mi mandò a cercare di notte con i repubblicani armati di mitra.

Alla sua presenza mi impose di mettere per iscritto quanto avevo a lui narrato pochi giorni prima, perché, aggiungeva, a seguito a comunicazione di Radio-Londra il Duce voleva sapere come stavano realmente le cose.

Promisi che il giorno dopo avrei steso il mio rapporto e sarei ritornato a consegnarglielo personalmente.

Il giorno dopo mi presentai e consegnai il rapporto al Vice Prefetto De Vita, il quale non volle credere, tanto erano gravi le deposizioni. [ndr: il rapporto di Grava al Prefetto Fantozzi, che è riprodotto in questo sito da una copia avuta da Frabboni, è anch’esso allegato agli atti del processo Reder, ed è datato 10 Ottobre 1944]

Il Comando Supremo Tedesco mandò a Bologna un colonnello per fare una rigorosa inchiesta. [ndr: il Prefetto Fantozzi, nella memoria scritta nel 1946 per il Capitano Galli, affermò che l’inchiesta era stata affidata al Generale Werchien, della cui esistenza però non sono mai stati trovate conferme].

Ritengo che quel colonnello non sia arrivato a Marzabotto. So che ebbe la faccia tosta di negare tutto e riferire ai comandi che quel rapporto era mia calunnia delle più infami verso le armate germaniche.

Il “Resto del Carlino” facendo eco alle proteste germaniche, smentiva, in un trafiletto, le voci di presunte stragi che le SS germaniche, avrebbero fatto in quel di Marzabotto.

Il Capo della Provincia Fantozzi venne richiamato a Brescia severamente redarguito dal Duce, perché aveva prestato facile orecchio a denigrazioni, ed ebbe ordine di ritornare ad arrestare lo scrivente, quale vile calunniatore.

Innanzi a tanta infamia scattai, alla presenza dello stesso Fantozzi, e gridai che bisognava chiudere gli occhi alla luce del sole per non vedere per le vie di Bologna i superstiti della strage di Marzabotto con una striscia di stellette bianche al petto, ognuna delle quali diceva il numero dei morti che ogni singola famiglia aveva avuto. Che all’Ospedale di Via Barberia n. 25, diretto dal Maggiore Giordano, parecchi civili, scampati a quella strage, erano stati colà ricoverati, chi senza una gamba, chi senza un braccio, chi senza un occhio. Che all’Ospedale di S. Luigi, una bambina di nome Sabbioni Lucia, era rimasta sola, ferita, sotto al cumulo dei morti del cimitero di Casaglia, dove ne vennero uccisi ben 84, solo donne e bambini; che lo chiedessero al parroco di Pioppe di Salvaro, che direbbe della località “Creda Scuole” dove ne furono uccisi 66, al sig. Gaspari Gaetano, che abita al Collegio di Spagna, che nei suoi due fondi ebbe 33 morti. [ndr: Gaspari era stato Podestà di Marzabotto, ed era proprietario di Colulle di Sotto e Colulle di Sopra]

Allora parve convinto, e mi incaricò di condurgli alcuni superstiti, per fare delle regolari deposizioni.

Ho assicurato, e dopo alcuni giorni potei convincere cinque ricoverati all’Ospedale di Via Barberia n. 25 di venire in Prefettura a deporre sulla strage di Marzabotto.

47 [ndr: affogliazione]

3

Tanto il Capo di gabinetto del Prefetto Melani quanto la Signorina dattilografa, inorridivano man mano che le deposizioni venivano fatte.

Le copie di dette deposizioni furono inviate al Duce, una delle quali venne poi trovata nella sua borsa di cuoio dopo la sua morte e pubblicata sul giornale “L’Unità” di Milano, che si chiedeva dove quelle infamie erano state commesse, se in Tripolitania o in Albania.

Non erano state commesse in Tripolitania o in Albania, ma a Marzabotto, e più precisamente nella frazione di Sperticano – fondo “Colulla di Sotto”.

Omissis

F.to Rag. Agostino Grava

F.C.C.

Il Capitano Carlo Galli

   

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