Documentario RAI del 1975, prima Camminata del Postino

 

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L'origine della Camminata del Postino: intervista a Luigi Bolelli    


Com’è cominciata la camminata del postino?

La camminata non competitiva è iniziata su nostra iniziativa, come naturisti, di cui io ero presidente. Volevamo inserirci nelle iniziative che allora si facevano per il ricordo e la commemorazione, e quindi è stata una camminata non competitiva. Ricordo che arrivarono comunque anche i podisti competitivi.

Era il 20 Ottobre del 1974. Ho trovato il volantino che avevo conservato.

Mi pare di ricordare che come associazione podistica intervenne l’ARCI-UISP con sede in via Riva Reno.

Si partì dalla Quercia, e da lì, lungo il fiume, arrivammo a Cadotto, poi attraverso i sentieri arrivammo a Cà le Scope e ritornammo per via San Martino. La prima non era del postino, ma ricordo che si parlò già in quella occasione di riproporla coinvolgendo l’ex postino di Monte Sole Angelo Bertuzzi.

Perchè l’associazione naturista bolognese ebbe questa idea di inserirsi nel programma di commemorazione a Marzabotto?

Ma vedi, in quegli anni c’era la contestazione su tutto. Si volevano ottenere liberalizzazioni di certe situazioni che si erano verificate negli anni precedenti. Sui diritti civili, sugli emarginati, sugli handicappati, sui diversi, e quindi l’associazione naturista si era anche un pò politicizzata, verso una politica di sinistra, chiamiamola così, e quindi il fatto di trovarci in quell’ambiente [campeggio di Cà le Scope] dove si ricordavano certe discriminazioni avute a suo tempo, ci sentimmo partecipi, ed entrammo in questo discorso.

Poi i ricordi narrati da Bertuzzi, con cui entrammo in contatto, ci sensibilizzarono verso questa iniziativa, e cercammo di collaborare nel ricordo.

Qual’era il tipo di persone che frequentava l’associazione naturista bolognese.

C’era Giorgio Finzi, che era un socialista, poi c’era Marcello Pieruccini e sua moglie Giuliana, non so se te lo ricordi, un personaggio con la barba, che era poi il direttore dei sordomuti a Bologna. Poi dopo li ho persi, perchè sono andati ad abitare un’altra volta in Garfagnana. Lo stimolo è venuto molto anche da Marcello. Ti ricordi che la prima camminata che facemmo c’erano tutti quei cartelli che richiamavano un pò i diritti, l’emarginazione. Fu merito suo questo. Poi c’era Federico Alvisi, che si è trasferito a Verona. Lui adesso si è dato all’insegnamento dello Yoga. E c’era anche la cantante Deborah Kooperman.

Quali attività faceva l’associazione naturisti bolognesi.

Il quel periodo la nostra idea era quella di dare un’impronta naturista al mondo, dove c’erano tutte le battaglie contro chi era infelice o stava male. Doveva essere una globalizzazione della vita. Non violenta, aperta a tutte le iniziative. Infatti erano poi nate tutte le “correnti”, gruppi di lavoro su varie idee: l’agricoltura biologica per esempio.

Mi ricordo che eravamo in via Clavature, e cercammo di riunire tutte queste persone che si occupavano di non violenza, dei diritti dell’uomo, i diritti degli animali, ambiente, agricoltura biologica, meditazione. C’erano tutte queste cose, e nella mia testa speravo, attraverso questo complesso di tante iniziative belle, di creare un ambiente che fosse coerente su tutti questi argomenti.

Cosa che poi ahimè, ho verificato che era impossibile. Perchè ognuno si prefigge la sua meta, e ignora tutte le altre. E’ stata una delusione. Niente, è quasi impossibile.

All’interno di questi idaeli quali attività pratiche venivano poi sviluppate.

Agli albori il naturismo dell’inizio del secolo 1800 era una forma salutista: erano vegetariani, cura del corpo attraverso l’esposizione del sole, dell’aria, della luce, ginnicità, eccetera.

Dal punto di vista bolognese nei primi anni settanta invece è stata una contestazione al mondo chiuso. Anche questa è stata un pò una contestazione iniziata nel 68, volendo.

A Bologna all’inizio avevamo la sede a casa mia, poi in via Clavature, poi in via Castiglione, poi in via degli Albari. Poi è finito tutto.

Come attività di incontro c’era la piscina e la palestra, che erano in via fratelli Rossella, presso un club di lottatori che faceva capo al Malossi, nostro socio. Ricordo che lui si prodigò per chiarire agli enti del partito comunista che non eravamo dei sovversivi.

Non so se ti ricordi, ma in quegli anni a Cà le Scope fu fatta anche una specie di retata. A un certo punto arrivarono i nuclei dei carabinieri di Vergato e di Marzabotto, e ci circondarono. Qualcuno pensava ci fosse un campo di addestramento paramilitare.

Era il tempo in cui si verificavano gli attentati, poi fu chiarito tutto, e finì lì.

Torniamo alla camminata del postino

La prima camminata del postino fu la più bella, perchè lungo il tragitto c’erano tutti i cartelli, di cui io avevo tutti i testi, poi li ho buttati.

Partimmo da Sperticano, poi facemmo Cà di Cò, Valico di Sotto, Valico di Sopra, la Steccola.

Questa la chiamammo “dal pustein”, da un’idea di Pieruccini. Fu lui che disse: “chiamiamola dal pustein”. Fu lui: il presidente dell’associazione sordomuti.

Con Bertuzzi abbiamo poi praticamente sempre deciso assieme le cose da fare.

Bertuzzi era una persona entusiasmante, almeno nei suoi ricordi, e nel modo in cui si ricordava della vita di prima della guerra. Infatti poi lo specchio di Bertuzzi è nel “Silenzio su Monte Sole”: quelle sono le sue parole.

Con lui non abbiamo mai parlato degli episodi cruenti della guerra, ma di come viveva la gente prima della guerra, di quello che lui vedeva nel suo giro quando portava la posta.

Come avvenne la trasformazione della camminata del postino da quella iniziale a quella di oggi?

La trasformazione è avvenuta con la morte di Bertuzzi. Con la sua morte venne meno il fulcro della camminata. Infatti io mi ricordo che la volta che morì Bertuzzi il giorno dopo pioveva.

Lui morì alle nove di sera, infatti io andai a casa sua per sviluppare le ultime cose dell’organizzazione e quando arrivai era appena morto, poveretto. Poi mi ricordo che andai al cinema di Marzabotto, dove c’era Cruicchi, e lo informai dell’accaduto. Andammo assieme su a casa sua.

Il mattino del giorno dopo pioveva a dirotto, e mi trovai con l’ombrello assieme a Cruicchi ad aspettare. Non c’era nessuno. Poi di lì forse andò avanti ancora una volta o due, ma senza entusiasmo.

L’associazione naturista invece come si è evoluta da quel tempo ?

E’ diventata troppo grossa, ed ha avuto una evoluzione tragica dopo che si è trasferita in via degli Albari. Si è trasferita in un grosso complesso, non so se hai visto in via Altabella e via Oberdan. Lì ha avuto una evoluzione tragica nel senso che è scoppiata, con una grossa attività commerciale, pur essendo senza scopo di lucro. C’erano quattro o cinque palestre di yoga, aveva il ristorante vegetariano, la bottega vegetariana, eccetera. Poi è scoppiata con tanti problemi che ancora oggi me li porto dietro.

A un certo punto ho chiuso, perchè ero il presidente, e mi sono accollato tutti gli oneri, e ancora oggi ci sono dietro. Dopo diciassette anni ci sono ancora dietro.

Dopo che io lasciai successe che a qualcuno faceva gola questa cosa, e funzionò ancora un pò, così, per trascinamento, poi anche quello è finito.

Poi a un certo punto qualcuno, siccome il proprietario era morto, ha detto: “bè, compriamoci ben l’immobile”. Hanno comperato l’immobile ed hanno continuato l’attività, con meno ideali, e con un pò più l’idea del commercio.

Adesso c’è un ristorante, c’è una bottega di libri, non c’è più il negozietto di prodotti naturali, ci sono delle palestre dove si fanno cose, anche un pò alla moda. I balli, il tango: quelle cose lì.

Alla fine, al di là dei problemi, come la ricordi quell’esperienza

Nel complesso l’associazione naturista ha lasciato una bella impronta, perché con quelle iniziative sono cresciute tante idee e sono nati tanti commerci.

Con l’aiuto di alcuni studenti dell’università nostri soci, siamo stati i primi a fare la prima ricerca sull’agricoltura biologica. Poi i risultati li presentammo anche qua a Marzabotto, in occasione di una serata per le elezioni nel comune. Presentammo anche il progetto. Il pubblico rimase un pò così ... “ma quelli sono matti” avranno pensato.

Tu pensa trenta anni fa l’agricoltura biologica “ma sono matti questi”

Poi demmo uno sviluppo commerciale a questa cosa dove tante iniziative sono sbocciate e sono cresciute. Pensa che ancora nel ’90 la bottega vendeva quasi per due milioni di lire al giorno. Ma c’era la gente fitta così che veniva coi prezzi che erano buoni. Il ristorante faceva a mezzogiorno centotrenta centoquaranta pasti, e alla sera ne faceva sessanta settanta.

I socialisti in quel tempo erano più aperti ai movimenti libertari.

Per quel tempo erano cose veramente diverse ed innovative. Adesso ce ne sono tante di queste iniziative. Adesso la cosa è sbocciata, e l’idea in questo momento è che tutto diventa biologico. Le cose sono molto cambiate. Ma allora eravamo guardati un pò così. In quegli anni lì andammo anche molto spesso ai festival dell’Avanti e dell’Unità. Nell’Avanti fummo accettati bene, ma all’Unità siamo stati sempre tenuti d’occhio.

I comunisti erano completamente chiusi, diffidenti. Mi ricordo che c’era uno che ci guardava sempre: “bè, cosa vendono questi qua, cosa c’è scritto in quei libri lì”

Dopo avere lasciato la carica di presidente tu avevi tenuto Cà le Scope

A Cà le scope non ci sono più io, da sei anni, perchè con la storia di mia moglie io non ne avevo più voglia. Allora l’ho ceduto a degli olandesi che adesso lavorano molto bene.

E’ ormai da tempo che è diventato un campeggio olandese.

Guarda, l’italiano è un naturista strano, è un naturista esibizionista, solo per vacanza, esposizione al sole, per l’abbronzatura. Invece per loro è proprio un metodo di vita, e poi il vantaggio di Cà le Scope, che si è dimostrato nel corso degli anni, è la centralità della zona turistica. La gente passa sù le vacanze, anche tre, quattro settimane: tre settimane minimo.

Arrivano con delle cassette di libri e leggono molto; ammirano molto il panorama, perchè per loro vedere un’ondulazione di questo genere è entusiasmante, e poi vanno a visitare tutte le città d’arte. Coprono un raggio abbastanza vasto, perchè arrivano a Venezia, Ravenna, Parma, Modena, Verona, Firenze, Siena, Lucca, Pisa.

Si spostano velocemente: in due o tre ore loro vanno dappertutto.

Invece altri campeggi, come sono quelli di Torino, dove io vado d’estate a dare una mano, è meno entusiasmante perchè è gente che va e che viene. C’è poco da visitare.

Poi, essere in un Parco è molto vantaggioso, perchè loro amano molto passeggiare. L’ambiente è molto famigliare, non è dispersivo. Abbiamo seguito un pò le inclinazioni mie e di mia moglie: quindi anche chi viene si trova come se fosse a casa.

Com’è cambiato da quando io e Silvana venimmo a fare una settimana su da voi in tenda.

Non è molto cambiato sai ?   Adesso è cresciuta molto la vegetazione, però l’ambiente è quello, c’è ancora un bel prato. Adesso la gente vuole cercare il sole. La cosa che è cambiata è un grosso edificio che forse allora era una stalla. Sulla base della stalla abbiamo creato questo edificio su due piani e mansarda, dove per anni in concomitanza con l’attività di Bologna portavamo su la gente e facevamo stage di meditazione, di yoga, di tai chi, eccetera. Poi anche quello si è smorzato perchè a Bologna sono nate nel frattempo altre iniziative, e diventava sempre più difficile portare gente su.

Adesso praticamente c’è il campeggio, c’è il ristorantino, poi ci sono gli olandesi che ci abitano.

Intervista inedita del 16 ottobre 2010

A cura di Stefano Muratori

   
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