INFRASUONI - dal   2 Luglio  al   10 agosto 2012


RASSEGNA DI NUOVI ORIZZONTI SONORI – INGRESSO LIBERO

Direzione artistica Claudio Carboni

 

2 Luglio Lun ore 21

P.zza Capitani della Montagna

VERGATO                                   

CLASSICA ORCHESTRA AFROBEAT

Omaggio a Fela Kuti

11 Luglio Mer ore 21

P.zza Capitani della Montagna

VERGATO

MAIRTIN O'CONNOR BAND

il re dell'organetto irlandese

14 Luglio Sab ore 21

Città Etrusca – Necropoli

MARZABOTTO

SEMU SULI, SEMU TUTTU

Alfio Antico: Tamburi e voce; MattiaAntico: chitarra, bouzuki, mandola

Ore 19 visita guidata; 20 happy hour (aperitivo con buffet € 8)

17 Luglio Mar ore 21

P.zza Capitani della Montagna

VERGATO

MEMPHIS SOUL NIGHT

With the Sweethearts and guest

In collaborazione con Porretta Soul Festival

19 Luglio Gio ore 21

Pieve di Panico

MARZABOTTO

Fraternacompagnia VISITA AL DOTTORE

Massimo Machiavelli e Tania Passarmi, teatro dell’arte

1 Agosto Mer ore 21

Piazzale Stazione

RIOLA

BOLOGNA TRA LE CORDE

Antonio Stragapede (chitarra) e Daniele Dall'Omo (chitarra)

1 Agosto Mer ore 21

Pieve di Panico

MARZABOTTO

LE PORRETTANE di SABADINO DEGLI ARIENTI

Cappella Musicale di San Giacomo Maggiore e Teatro Antico di San Giacomo Maggiore

7 Agosto Mer ore 21

Borgo di Suzzano

CEREGLIO

OMAGGIO A GORNI KRAMER

Daniele Donadelli (fisarmonica); Michele Marini (clarinetto)

10 Agosto Ven ore 21

Monte della Croce

Chiesa Madonna delle Nevi

TOLE’

GIOVANNI SENECA

concerto chitarra solo

(passeggiata per raggiungere Madonna delle Nevi con partenza alle ore 20,00 dalla piazza di Tolè)

 

info Vergato  05167467251 – 051910559 - 334 1152800
info Marzabotto         
 051932907 - 3346933488

 

 

In caso di maltempo gli spettacoli avverranno in luogo chiuso

 

 

Ieri era un pomeriggio con il sole, ed i volontari che si sono trovati alle due in colonia si sono divisi in due gruppi. Quello comandato da Maren a Sud, per ripulire il “merdaio privato” ed altri “tesori” che lei stessa aveva scoperto ma non aveva potuto recuperare da sola.

 

 

 

 

PULIZIA DEL FIUME RENO

 

Ero passato molte volte per il sentiero che dalla colonia segue il fiume e porta fino alle montagne di ghiaia della Sapaba.

All’inizio è una strada bianca che nel punto più basso a volte si riempie di acqua e di fango. In caso di fango c’è un passaggio anche più in alto, vicino al recinto del parco Bottonelli. Poco prima di passare sotto alla passerella la strada poi diventa un sentiero, e prosegue fra gli alberi che via via diventano sempre più alti.

Ad un certo punto si incontra il fosso del Piantone che d’inverno è un torrente pieno d’acqua e d’estate appena un rigagnolo. Passato il fosso si segue ancora il fiume in uno scenario incantevole.
Fino a poco tempo fa c’era un ponticello per attraversare il fosso, poi, per vari motivi, il ponticello si è sempre più indebolito fino a cedere completamente.
Lo avevano notato anche i volontari del Cai e dello Csi i quali amavano portare gruppi di disabili a passeggiare lungo questo suggestivo sentiero. Così a causa del cedimento della passerella il passaggio non era più agibile.

 

Tempo fa, a poca distanza dalla passerella, seguendo il sentiero si poteva incontrare un anziano signore che armeggiava con il suo orto. Egli aveva costruito l’orto a cavallo del sentiero, e passando era un po’ come entrare in casa sua.

Come spesso succede gli orti dei vecchi sono un po’ come delle discariche, perché essi coltivano ancora le tradizioni contadine.
Nella tradizione contadina non esistevano pregiudizi estetici o morali, ma solo funzionali.

Al fondamento dell’ordine e della pulizia c’era la funzionalità. Non si sporcava e non si sprecava perché ogni cosa aveva una sua utilità. Quindi il rispetto per la natura dei vecchi contadini è un’altra cosa rispetto al rispetto della natura della società sprecona e consumistica di oggi.
Mi ha sempre fatto simpatia quel vecchio e quell’orto. Ricordo che una volta si lamentò con me del passaggio di motocross che rovinavano il ponticello sul Piantone che lui stesso aveva costruito con fatica.


I resti di quell’orto da tempo abbandonato, erano ormai divenuti preda delle sterpaglie e dai rovi, e a me piaceva ricordare, passando di là, la presenza di quel vecchio.
Ci sono voluti diversi viaggi del camioncino di Mario e del furgone di Silvio per portare tutta quella roba alla stazione ecologica. Poi, l’amianto è rimasto là, perché quello non lo prendono.

 

Ieri era un pomeriggio con il sole, ed i volontari che si sono trovati alle due in colonia si sono divisi in due gruppi. Quello comandato da Maren a Sud, per ripulire il “merdaio privato” ed altri “tesori” che lei stessa aveva scoperto ma non aveva potuto recuperare da sola. Quello comandato da Antonella costituito da una trentina di persone verso Nord, per attaccare i resti dell’orto del vecchio e per ripristinare il passaggio sul Piantone con il supporto del Cai.

 

 

 

 

15 dicembre 2011 - alcune fotografie

 

 

 

Il lago di Suviana è un bacino artificiale dalla capacità di circa 46 milioni di metri cubi d’acqua nato in seguito alla costruzione di una diga per conto delle Ferrovie dello Stato, i cui lavori sono durati dal 1928 al 1935.


 

 L’aspetto nascosto del lago

 

Passeggiare sul fondale di un lago ricoperto da un tappeto di gusci di cozze riarsi dal sole, tra antichi ruderi che riaffiorano dal fango è emozionante! Per provare questa esperienza basta andare a Suviana, piccola località turistica dell’Appennino bolognese.

Il lago di Suviana è un bacino artificiale dalla capacità di circa 46 milioni di metri cubi d’acqua nato in seguito alla costruzione di una diga per conto delle Ferrovie dello Stato, i cui lavori sono durati dal 1928 al 1935. La diga ha una struttura del tipo “a gravità a profilo triangolare” e con i suoi 98 metri di altezza è stata per molti anni la più alta d’Italia. Al suo interno ci sono tre grandi gruppi generatori per la produzione di energia elettrica che hanno alimentato per decenni la tratta ferroviaria Bologna-Firenze.

Nella metà degli anni 70 con una grande opera di ingegneria idraulica furono costruite due condotte forzate di 110 metri sul versante di Monte Stagno e una galleria sotterranea di oltre quattro chilometri per collegare il bacino di Suviana con il vicino bacino del Brasimone. Assieme alle condotte fu realizzata una stazione per il pompaggio dell’acqua e la produzione di energia elettrica che portò la potenza complessiva del sistema a livelli comparabili con quelli delle grandi centrali alpine.

Ogni quarto di secolo l’invaso deve essere parzialmente svuotato per effettuare le operazioni di manutenzione agli impianti che compongono la centrale idroelettrica. Questa operazione ha certamente riflessi negativi sul turismo e l’economia locale, ma attira molti curiosi che vogliono vedere il lago in una veste decisamente insolita. Da agosto è possibile passeggiare sul fondo di solito nascosto del lago, in uno scenario quasi lunare, desolante. Barche in secca sulle rive scoscese, crepacci e impronte di animali impresse nel fango, ruderi di vecchie abitazioni riaffiorano alla vista incrostate da uno strato di gusci di cozze d’acqua dolce che emanano un odore non proprio gradevole. Il livello del lago è sceso di circa 30 metri, non abbastanza per portare alla luce il vecchio paese di Suviana con le sue case e il leggendario campanile che resterà nascosto ancora per molto tempo.

Agli inizi di ottobre è stato organizzato l’evento “Alla scoperta del lago scoperto”, due giornate di visite guidate gratuite per far conoscere gli impianti della centrale, anche quelli situati nel ventre della diga. Visto il grande successo di queste iniziative Enel sta valutando la possibilità di ripetere l’evento. Sarà un’occasione da non perdere!

 
 


Sabato 12 marzo il gruppo ambiente, comandato da Maren e Antonella, ha eseguito la seconda giornata di pulizia della sponda sinistra del fiume. Il gruppo, di circa 30 persone, ha fatto pulizia nel tratto che va dal Parco Bottonelli fino alla Sapaba.

 

 

 

 

Seconda giornata sulla sponda sinistra

 

 Gruppo di volontari al lavoro

 

 

 

Sabato 12 marzo il gruppo ambiente, comandato da Maren e Antonella, ha eseguito la seconda giornata di pulizia della sponda sinistra del fiume. Il gruppo, di circa 30 persone, ha fatto pulizia nel tratto che va dal Parco Bottonelli fino alla Sapaba. Alla fine della mattinata il gruppo ha mangiato ottima pasta e fagioli preparata da L. Fontana al laghetto dei pescatori. Riporto alcuni commenti miei, ed alcune foto della mattinata.

 

In questo tratto sulla sponda del fiume ci sono diverse vasche stagnanti che si sono formate molti anni fa quando fu estratta la ghiaia. Dopo gli scavi per molto tempo sono rimaste vasche orribili, col fondale e le pareti laterali piene di fango grigio scuro. Luoghi lugubri e pericolosi devastati dalle attività di recupero della ghiaia. Dopo molti decenni la natura ha parzialmente recuperato questo territorio, con una fitta vegetazione. I fondali sono ancora fangosi e privi di vita, ma il panorama non è più così desolante.

 

Le piene del fiume hanno portato di tutto dentro alle stesse vasche, perché il livello è basso, e dalle montagne di legna lasciata lungo le sponde si capisce che quando il fiume è in piena tutto viene allagato. L’acqua esonda su di un terreno pianeggiante alberato che comprende le rimanenze delle vecchie vasche. E’ un terreno largo un centinaio di metri e lungo circa un chilometro.
Ovunque si trova materiale di plastica o di gomma sparso fra i rovi ed i cespugli, o depositato nelle vasche. La maggior parte sono bottiglie di plastica, polistirolo espanso, palloni da calcio. Molto difficile e faticoso è stato il recupero dei molti copertoni da camion.

 

Evidentemente le sponde del fiume Reno non sono regolate con aree di rispetto e chiunque può usare il terreno demaniale per fare la propria discarica privata, depositando ogni cosa. Immagino che il “popolo degli orti” sia il principale indiziato per diversi motivi:
sono vecchi abituati a pensare che non ci sono problemi di inquinamento, perché portatori di una cultura che non capisce la plastica. Poi negli orti tendono a portare di tutto, per evitare di buttare cose che potrebbero sempre servire, oppure perché si vuole fare un recinto o una sponda in modo empirico, per esempio con i copertoni.
Nessuno si preoccupa del fatto che periodicamente arrivano piene che spazzano via tutto, compresi gli orti. Nessuno si preoccupa di evitare che materiali inquinanti o non biodegradabili non possano essere lasciati nelle aree di rispetto (se aree di rispetto ci sono). Non se ne preoccupa nemmeno il demanio o l’autorità del Fiume. Evidentemente paghiamo un sacco di dipendenti pubblici che redigono piani voluminosi e li usano per complicare sempre più ogni cosa, ma tutto per il loro mondo virtuale burocratico: nulla che riguardi il mondo reale.Prendiamo gli orti a Marzabotto: c’è l’amianto. Tanto amianto. Poi immagino che in ogni orto ci siano veleni vari.
Quando arriverà la piena “giusta” tutto quell’amianto e quei veleni se ne andranno, e diventerà un problema per chi sta a valle. Sabato abbiamo visto un po’ del casino che fanno a Riola, a Silla, a Porretta o a Vergato. Perché questa è roba che viene da su.
Qualcuno a valle invece si ritrova quello che viene da Marzabotto.

 

 

Galleria Foto della giornata di pulizie

  

   
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